8. Non sei arrivato nel paese delle meraviglie, è ora che tu lo capisca

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REVISIONATO

<Davina...> la voce di Curtis risuonò in tutto il corridoio, così come il suo respiro ansimante a causa della corsa per raggiungerla.

Lei si girò di scatto, poi si bloccò. <ho bisogno di chiederti una cosa.> l'attenzione di tutti si focalizzò su loro due. <Un favore.>

<Non faccio favori.> fece per voltarsi, ma Curtis la trattenne dalle spalle. E le sorrise, nuovamente cordiale.

C'era qualcosa di strano in quel tipo.

<Andiamo, per favore.> Davina lo osservò crogiolarsi su sé stesso cercando un modo per risultare compassionevole ai suoi occhi.

Si abbassò quasi fino alla stessa altezza, sbordò il labbro inferiore, corrugò la fronte e - se possibile - allargò gli occhi celesti.

Quella vista fu imparagonabile.

<Che vuoi?> improvvisamente sembrò tornargli il sorriso.

<Un aiutino con il professore di storia.> sentendo quella solita frase, Davina fece retromarcia con un'espressione annoiata addosso. <Non te lo chiederei se non fosse importante.>

<È iniziata da un mese la scuola, non vedo l'urgenza.> strattonò la sua presa quando questa serrò il suo polso con gentilezza. <Se avrai ancora bisogno di me a fine anno, allora vedrò di darti una mano.>

Curtis continuò a seguirla, accelerando per starle al passo rapidamente.

<Non capisci, non ci arriverò a fine anno se continuo di questo passo.>

Davina scosse la testa, ignorando il suo sguardo supplichevole.

<Se dessi retta a tutti quelli che avanzano certe proposte, probabilmente Eric sarebbe licenziato a quest'ora. É fuori discussione.> sembrò chiara nel modo di esporsi, eppure il biondino decise di insistere.

<Appunto, proprio perché non aiuti tutti... potresti aiutare me.>

<Le cose non funzionano così.> svoltò l'angolo, spingendosi contro la fila di armadietti per evitare un giocatore di football. E trascinò Curtis dietro di lei, per precauzione.

Ma nella sua testa si ripeté che non era stata gentile, spingere Curtis verso gli armadietti era stata una conseguenza del suo avvicinarsi a lui.

<Ti prego.> l'aula di filosofia era solo a pochi passi; avrebbe dovuto levarsi dai piedi Curtis per potersi concentrare sul suo imminente test. <Sarei in debito con te.>

<Non mi interessa.>

<Avanti...> il suo polso venne di nuovo catturato, ma quella volta decise di fermarsi. Si voltò, lanciando uno sguardo curioso all'orologio. <so quanto le cose tra te ed Ethan non vanno bene, io posso aiutarti.>

Nessuno dei due sembrò parlare, si guardarono e basta. Curtis sperava veramente che quella sua confessione avrebbe potuto convincerla.

<Aiutarmi per cosa?> Davina si guardò intorno sospetta.

<So che siete ai ferri corti...> Jaden aveva molto probabilmente fatto la spia sulla serata della partita, non c'erano dubbi. E il livido al polso non faceva che confermare la cosa. <E io ho fatto l'accademia militare, so come mettere in riga qualcuno.>

<Con mettere in riga intendi?>

<Picchiarlo.> a quel punto le labbra di Davina si incurvarono in un flebile sorrise. <Sarò a tua completa disposizione, tu mi chiami e io corro da te.>

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