77. La vendetta mieteva vittime lentamente

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REVISIONATO

Un anno dopo

Il cellulare prese a vibrare.

JOSEPH: A che punto sei, ti stiamo aspettando tutti
JOSEPH: Muoviti
JOSEPH: Quanto ci metti per fare San Diego-Oxnard, cinque ore?
JOSEPH: Scusa, riformulo: pensi di farci aspettare ancora molto?

Si era trasferito, di nuovo.

Perché avevano tutti capito dove abitasse, cosa facesse e in quali orari rimettesse piede nel suo 'appartamento'. Si era ritrovato sempre tutti dietro, ogni giorno per tutti i mesi successivi alla morte di Davina, e ne aveva avute piene le palle.

Così senza dire nulla a nessuno - tranne a Eric - si era lasciato persino San Francisco alle spalle e si era trovato un nuovo seminterrato dove abitare. A San Diego, lontano almeno quattro ore da Solvang.

Lontano dai ricordi e dal dolore.

Anche se quelli rimanevano sempre, e lo obbligavano a restare sveglio la notte. Passava il tempo a guardare il soffitto del suo monolocale, a ricordare e a pensare.

Sarebbe stata sicuramente diversa la sua vita se Davina fosse rimasta al suo fianco, e quella vita se la immaginava in quelle poche ore.

Immaginava quanto abitudinario sarebbe potuto diventare il vederla in casa sua, annusare il suo profumo per calmarsi e passare il tempo con lei quando più ne aveva voglia.

JOSEPH: Ti puoi dare una mossa, però?

JADEN: Sono esattamente dietro di te

<Fai schifo nello studiare l'ambiente che ti sta intorno.> lo bullizzò Jaden, portandosi la sigaretta alle labbra per finirla e infilando il telefono nelle tasche prima di averne accarezzato il retro.

<E tu fai schifo come collega.>

Negli ultimi mesi, il carattere di Jaden non era più cambiato. L'odio, la crudeltà e la cattiveria gli avevano annebbiato il cuore; tutti si erano abituati nel vedersi insultati o colpiti anche per le motivazioni minori.

E quello aveva portato tutti ad allontanarsi, tutti tranne Joseph Burke.

Lo fissava anche quando non ce n'era il bisogno, cercava di aiutarlo - sia lavorativamente che abitudinariamente - senza ottenere grandi risposte o ringraziamenti, ci scherzava su come se nulla fosse mai successo.

L'unica cosa ad essere cambiata era che aveva deciso con la sua testa di volersi immolare nella causa, di voler affiancare Jaden anche nelle missioni più ardue e di aiutarlo con tutti i mezzi di cui ne aveva l'opportunità.

L'aveva tirato fuori di prigione diverse volte per atti estremamente stupidi, che Jaden si sarebbe potuto risparmiare di compiere. Gli andava a far visita con pronto il sermone su quanto fosse inaffidabile, ma poi finiva sempre per pagargli la cauzione e liberarlo.

Sembrava esserselo preso a cuore, molto più di tutti gli altri.

<Perché non la finisci di parlare?> in un attimo fecero ingresso nella sua azienda: Joseph davanti e Jaden dietro. E, come era sempre stato, i dipendenti si tennero a larga distanza da quel ragazzo.

<Fammi finire tu di parlare.>

E successe tutto in un attimo.

La pistola, che prima era stretta tra i jeans e la sua schiena nuda, era ormai puntata alla base del collo di Joseph mentre Jaden sospirava esausto.

Nell'aria si sentì un crepitio di tensione, dovuto al terrore, ma erano tutti abituati a quei cambi improvvisi di situazione e nessuno mosse un muscolo per chiamare rinforzi.

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