REVISIONATO
Era il venti dicembre.
Tutti se lo sarebbero ricordati per sempre.
L'ospedale si spense, la folla di gente - anche chi non l'aveva mai conosciuto - si radunò vicino a quella silenziosa porta dentro quell'angusto ospedale. L'urlo di dolore di uno dei suoi più cari amici risuonò in città fino al giorno seguente.
Le lucine di Natale smisero di brillare per una sera in tutte le case.
Coloro che l'avevano conosciuto, anche solo per chiedergli un semplice caffè da Julie si portarono le mani al petto e chinarono il capo di fronte a quella terribile notizia.
Curtis Johanson era morto.
In pochissimi mesi era riuscito ad entrare nel cuore di tutti i cittadini, con la sua gioia e spensieratezza si era fatto voler bene ad ogni costo.
Valanghe di fiori e preghiere appena sussurrate raggiunsero la camera mortuaria. Lì dove lui giaceva in abito elegante e con quei capelli biondi che risaltavano in mezzo a tutta quell'oscurità.
Ma gli occhi chiarissimi erano chiusi, ormai spenti e vuoti.
Davina ricordava quel giorno come fosse il capitolo finale di un tragico libro. Ricordava le lancette puntate sulle undici e trentasei, il corridoio pieno di gente, il cuore che impazziva.
E ricordava il dottore, un ragazzo sui trentacinque anni con il volto esasperato e forse anche esausto. Si era avvicinato a loro, aveva preso un respiro profondo e poi aveva dato il triste annuncio.
Davina si sentì svuotare, ad ogni secondo che passava ogni pensiero e qualsiasi altra cosa la lasciava andare.
Rimase a fissare monocorde il muro davanti a sé mentre Nate urlava di rabbia contro il dottore, incolpandolo per qualcosa di cui non c'entrava nulla, e Aura cercava di farlo ragionare.
Jaden Reyes scappò via non appena uscì da quella temibile stanza. Lo fece ancor prima di ascoltare i rimproveri degli infermieri contro la rabbia esausta di Nate. Si era infilato la sigaretta tra le labbra, aveva chinato la testa e poi era uscito a passo spedito nel cortile dell'ospedale.
Non si era più fatto vivo per i giorni a seguire.
Il funerale fu sobrio, semplice e senza troppe cerimonie. Una semplice funzione nella chiesa della città, che iniziò quando la chiesa si riempì completamente di gente.
Si poteva dire che ci fossero tutti.
Tutte le panchine erano occupate, delle sedie aggiunte qualche ora prima non c'era più traccia. Le navate erano gremite di gente, la porta faticava persino ad aprirsi per il poco posto e alcuni rimasero persino fuori.
La bara era posizionata su un piccolo rialzo, coperta di fiori. La foto di Curtis, quasi enorme, rimbalzava agli occhi di tutti.
C'era sempre quel sorriso caloroso, quello sguardo pieno e gioioso. Il suo viso era pieno e colorato, a differenza di come se lo ricordavano tutti coloro che gli avevano fatto visita negli ultimi giorni.
Il pastore parlò poco, anche lui colto da un'emozione dirompente. Il coro faticò persino a cantare, ma provò comunque a portare a termine la funzione.
Quando Nate venne chiamato a dire qualcosa, salì nell'aria un enorme sospiro. Sarebbe stata la parte peggiore da affrontare.
Nate e Curtis erano amici da un solo anno, ma in quei pochi mesi a Solvang avevano saputo bene come mostrare il loro affetto nei semplici gesti quotidiani.
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UNhappy
RomanceUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
