72. E poi silenzio. Mortale.

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REVISIONATO

Heartbeats - José Gonzales

L'aveva vista andare via.

Come un marinaio guardava la costa allontanarsi mentre salpava lontano da essa e si chiedeva quando mai sarebbe tornato sulla terra ferma.

Come il pilota che decollava lungo quell'estese piste piene di strisce e luci, che lasciava la terra ferma con la speranza di poterla toccare di nuovo.

Come il minatore, che ogni volta si inoltrava nell'oscurità e si lasciava alle spalle la luce da cui sarebbe tornato e che l'avrebbe aspettato alla fine della faticosa giornata.

L'aveva vista salutare un'ultima volta i suoi tutori, prendersi il manico della valigia tra le mani e reprimere le emozioni.

L'aveva vista voltarsi, inarcare le spalle e portarsi la mano libera sul volto.

E l'aveva vista allontanarsi.
Andare al di là dei controlli.

L'aveva vista mettere tutta quella distanza tra di loro e già, in quel preciso istante, aveva sperato di poterla riavere tra le sue braccia.

L'aveva guardata da lontano, con il cuore che sanguinava e il respiro spezzato. Ricordava Nate e le sue parole crude, ma anche velate da una tristezza abominevole, mentre gli diceva che sarebbe partita e li avrebbe lasciati lì. Davanti alla vista di lei che se ne andava via, aveva sentito i muscoli tirare.

Il male mentale era diventato fisico.

La paura di perderla, un cazzotto allo stomaco. Il terrore di non rivederla più, una lama infilata all'altezza del cuore. L'ansia di rimanere da solo, uno schiaffo inflitto con cattiveria contro la guancia.

E si era impresso nella mente quell'ultima fotografia.

Davina Foster.

Il cappellino nero da baseball a coprire la folta chioma mora, acconciata in una coda bassa. I pantaloncini di tessuto esageratamente corti, che - insieme alle sneakers - le davano un'aria sportiva. Una maglietta bianca esageratamente larga, stretta attorno ai fianchi da una felpa legata.

La sua felpa.
Se l'era portata dietro.

Si era stretta al corpo qualcosa che gli appartenesse, qualcosa che gli avrebbe sempre ricordato lui e quello che c'era stato.

Jaden aveva pregato che si potesse portare via con sé anche lui stesso, insieme alla sua felpa. Perché il dolore di vederla andare via era ben più agonizzante del pensiero di lasciarsi alle spalle suo fratello e i suoi amici.

Stava perdendo l'unica persona che era così tanto simile a lui da capirlo al volo, da conoscerlo e apprezzarlo. Un sentimento così difficile, ma così necessario.

O forse non l'avrebbe mai persa, non di fronte a quello che avevano creato.

Perché se era stato duro starle lontano per due mesi - anche se aveva continuato a vederla ogni giorno per quegli stupidi caffè - e per tutti i mesi precedenti, non immaginava quanto avrebbe sofferto sapendo di non poterla più vedere.

Di non poterla più far ridere, di non poterla più stringere a sé, di non poterla più cercare dopo una giornata negativa, di non poter più calmarsi con il suo profumo ad avvolgerlo.

Non l'avrebbe più potuta baciare.
O toccare.
Conoscere.

<Potrai sempre andarla a trovare.> provò a rincuorarlo Alan. La voce ovattata dal veicolo che lo stava ricoprendo, il rumore degli attrezzi ad infastidire il ronzio dei suoi pensieri.

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