67. La tripla minaccia di Jaden Reyes, Nathan Williams ed Ethan De La Cruz

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REVISIONATO

<Se mi racconti quello ti prende, potrei anche perdonarti per avermi ignorata per un'intera settimana.> Aura aveva aspettato Davina affianco al suo armadietto per tutte le pause tra le lezioni e non appena l'aveva vista arrivare, era partita in quarta.

<Non ti sto ignorando.> ma l'impercettibile stretta sulla cinghia dello zaino si fece più forte mentre Davina lo disse.

<E allora che hai? Influenza, tubercolosi, morbillo?> Aura la seguì con lo sguardo: mentre lei si sistemava davanti all'armadietto, mentre lo apriva, mentre frugava al suo interno per cercare qualcosa. <Perché non mi rivolgi più la parola?>

Davina provò ad ignorarla.
Era l'unica cosa che era in grado di fare ormai.

<Poco fa ho sentito Nate...>

<Ti porta ancora lo zaino a spasso per la scuola?> il tono divertito di Aura la fece sorridere appena. La nostalgia le velò gli occhi di un luccichio quasi incomprensibile. <È un caso disperato, continuo a ribadirlo.>

<Almeno continua ad accumulare punti di vantaggio.>

Quella era forse la prima conversazione decente avuta in una settimana; per il resto, Davina si limitava a salutarla, chiedere come stesse andando la sua vita e defilarsi. Perché sì, la stava decisamente ignorando.

La mora si infilò il libro di fisica nello zaino, poi richiuse l'armadietto. <Comunque, ti stavo dicendo che mi ha chiesto dove fossi poco fa.>

<E tu non gli hai risposto perché figurati se sapevi dove fossi.> tornò carica Aura, fulminandola con fastidio. Un cenno di delusione sul suo sguardo glaciale. <Che voleva?>

<Smettila, non ti sto evitando.> eppure, Davina faticò a mantenere lo sguardo su quello della sua migliore amica mentre mentiva. Il ché era strano: Davina non aveva paura di fare niente.

Ma la conversazione avuta con Andrew McConvey le frullava in testa ogni volta che avesse del tempo libero, o anche quando banalmente non lo aveva.

Aveva ripetuto le sue parole anche durante la prima lezione di quella giornata. Lo faceva pure quando andava in bagno, quando si metteva in macchina, quando usciva di casa. Non faceva altro che pensarci.

E aveva iniziato a sospettare che Aura potesse capire fin troppo di quella situazione se avesse continuato a rimanerle accanto. Era per il modo in cui la capiva in fretta, anche solo da uno sguardo, senza il bisogno di parlare.

E Davina era terrorizzata.

Non aveva mai avuto intenzione di portare, in quella cittadina, altri lutti da compiangere. Men che meno se avesse dovuto sopportarne il senso di colpa, oltre al dolore.

Così aveva iniziato ad evitare tutti. Aura era diventata quasi come una figura sullo sfondo della sua vita, quasi come una comparsa di poco valore. Aveva faticato molto per ignorare Nate e continuava ancora a portarselo dietro per quegli stupidi favori che lui pensava ancora di essere costretto a fare.

Mentre Jaden, beh... lui era stato il più semplice da evitare. Le poche volte che lo aveva visto, aveva semplicemente dirottato la sua strada altrove. Non aveva voglia di incontrarlo, voglia di parlargli o semplicemente di averlo accanto.

O forse, più semplicemente, non aveva voglia di mentirgli.

E, dal canto suo, evidentemente aveva problemi ben più grossi a cui pensare che a Davina Foster intenta ad evitarlo come la peste improvvisamente. Perché Davina ricordava benissimo la scenata che le aveva fatto in quello stupido magazzino di Julie durante quella festa; era stata micidiale.

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