14. Ti salvo la vita Reyes

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REVISIONATO

Non c'era nulla che sembrasse legale nel posto in cui Jaden aveva condotto Davina con la macchina verde fluo.

Erano finiti in aperta campagna.

La musica rombava altissima intorno a loro, avvolgendo con chiarezza quella linea sottile tra agitazione e adrenalina che sembravano percepire tutti.

C'erano luci stroboscopiche, alcol, gente quasi nuda.

A primo impatto, senza andare più a fondo nella questione, sarebbe potuta sembrare una festa. A Solvang ne erano state organizzate molto in casolari di campagna.

Ma quella era tutto tranne che una festa.

Una fila di macchine dai mille colori era posizionata poco più in là della massa di gente, intenta a ballare e divertirsi con bicchieri e bottiglie in mano. Ruggivano tutte non appena il pilota ci metteva le mani sopra.

Jaden Reyes scese dall'auto con estrema sicurezza.

Una sigaretta incastrata tra le labbra, le mani affusolate infilate dentro le tasche dei jeans. Sorrise a qualcuno in lontananza prima di sfilarsi il cappellino nero, sistemandosi i capelli con fare disinteressato.

Era bello, c'era poco da dire. Sapeva di esserlo, mostrava il suo fascino come fosse un premio.

Davina si ritrovò a sbuffare ironica quando lo vide sfilarsi il maglione nero a collo alto, dando mostra eccessiva dei suoi addominali scolpiti e dei tatuaggi lungo l'addome.

Sembrarono tutti girarsi verso di lui.

<Tipico tuo Reyes.> borbottò Davina, cercando di avvicinarsi quanto più possibile per permettersi di fare un video decente senza venir scoperta.

Lo seguì con lo sguardo per qualche oretta, persino quando lo vide appoggiarsi al cofano della sua auto da corsa portandosi una ragazza tra le braccia.

Ma non la baciò.

Si prolungò in una serie di smancerie: dal collo scese alla scollatura profonda, mentre con le mani vagava alla ricerca di un piacere effimero.

La ragazza sembrò dirgli qualcosa. Lui le sorrise ammaliatore, ma poi si staccò. Scosse la testa divertito e la lasciò con un rapido occhiolino.

Davina prese un respiro profondo.

Aveva già capito cosa stesse per succedere in quel posto, cosa c'entrava Jaden e perché era stato in un'autofficina poche ore prima.

La musica divenne assordante dopo un po', o almeno lo fece con le povere orecchie di Davina. Non che non fosse abituata a certi ritmi, ma sicuramente non era quello il modo di passare inosservato.

Tenendo sott'occhio Jaden, si spostò verso il bancone. Lì una fila di alcolici aspettavano solamente di venir trafugati da qualcuno.

<Una birra.>

La donna che la servì sembrò riservale uno sguardo crucciato, ma non aprì bocca e le porse in fretta l'ordine. Davina si beò di quella situazione.

<Io punto tutto su Reyes, non c'è dubbio che non riesca a vincere anche questa gara.> Davina, intenta ad allontanarsi, rimase immobile. <Romano è forte sì, ma Reyes lo è di più.>

Sorrise cordiale a quella che si poteva definire una barista, portandosi alla bocca il collo della bottiglia.

<Non abbiamo mai visto correre Romano.> un'altra voce si aggiunse alla precedente. <Quello che sappiamo di lui sono solo chiacchiere.>

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