REVISIONATO
<Ho prenotato un tavolo per due, a nome Foster.> il cameriere le sorrise un attimo prima di assentarsi. <Perché mi hai obbligato ad uscire Aura?>
<Perché Nate Williams è in giro per Solvang e devo fargli capire cosa si è perso.> iniziarono a seguire il cameriere dentro quel magnifico ristorante. <È un ragionamento che ha senso, se tu non lo capisci è perché non ci arrivi.>
Davina evitò di risponderle davanti al cameriere, ma quando si sedettero sfoderò un sorrisetto indispettito.
<Sei tu a non arrivarci dato che ancora pensi a Nate Williams dopo quello che ci ha fatto.> una cattiveria minata, che raggiunse l'obbiettivo di far tacere Aura, almeno per qualche minuto.
Ordinarono in fretta il loro pasto, poi si sistemarono sulle sedute.
Ad un tratto gli occhi di Aura si rimpicciolirono, lei si spostò più avanti oltre il tavolo e poi sbuffò rumorosamente.
<Perché deve essere sempre dove andiamo anche noi?>
<Fammi indovinare, Nate William.> entrambe si guardarono affrante. <L'hai voluto tu, a forza di parlarne si è materializzato qui con noi.>
<Era meglio se stavo a casa.> ottenne un pesante sguardo di ammonimento a quel punto.
Il ristorante era spazioso, ma pur sempre molto silenzioso. Forse era il locale più chic di tutta Solvang, motivo per il quale poche persone riuscivano ad andarci.
Aura e Davina lo avevano scelto apposta.
Coloro che si presentavano lì non avevano tempo per pensare alle disgrazie altrui, a loro non fregava nulla di cosa fosse successo agli altri commensali. Importava che tutti si vestissero decorosamente: con capi firmati e trucchi leggeri.
Eppure, a Davina e ad Aura non importava nemmeno cosa pensassero quei tipi riguardo al loro vestiario. Ma quel giorno si erano vestite di tutto punto: con vestitini scuri, ma eleganti, e tacchi alti.
Piuttosto, in quel locale, quelli a stonare erano gli amici di Nate.
Non indossavano camice, pantaloni dritti. Bensì felpe larghe e jeans a sigaretta. I capelli di entrambi erano tutti spettinati mentre le occhiaie si potevano ben vedere da lontano.
Quando arrivarono le portate, Aura sembrò diventare un'altra persona. Felice e spensierata, l'unica cosa che aveva importanza era il cibo di fronte a sé.
<Che hai scelto alla fine per il lavoro?> quello era un argomento che Davina aveva molto a cuore. <Pensi di rimanere ancora dove sei ora?>
<Ci ho pensato.> Aura risucchiò la zuppa in silenzio. <Credo che non mi basti nemmeno solo la paga del night club. I debiti dei miei stanno aumentando a vista d'occhio e io non ho tutti quei soldi da parte.>
<Sai che puoi contare su di me, vero?>
<Non ti chiederò dei soldi Dav.> Aura percepì quella domanda quasi quanto un'offesa. <Ho intenzione di lavorare di più.>
<E studiare di meno, no?> Davina alzò lo sguardo dal suo piatto preoccupata. <Lo sai Aura che potrei aiutarti, in qualsiasi modo. Potresti anche tornare a stare a casa mia.>
<No, vivere da sola penso sia l'unica cosa positiva in tutto questo macello. Almeno non soffro e non sono costretta a far soffrire gli altri con il mio caratteraccio.> Davina scosse la testa, ma nulla sembrò far rinsavire Aura.
STAI LEGGENDO
UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
