REVISIONATO
La presidenza era sempre stata un posto ostile per Davina, seppur non ci capitasse frequentemente.
Era tutto così in ordine, così silenzioso, tutto tranquillo. Non c'era mai un libro fuori posto, un pizzico di polvere sulle scrivanie, qualcuno che parlasse a voce troppo alta.
Era qualcosa che era sempre riuscita ad angosciarla, perciò si era sempre tenuta lontano dalla segreteria e dagli uffici in generale. Le sembrava che mettessero uno strano effetto.
Era come se sapevi quando entravi, ma non sapevi quando ne saresti uscito. Era come un buco temporale, in mezzo alla scuola.
O almeno era quello che si ritrovò a pensare Davina, seduta in una delle sedie della segreteria ad aspettare di venir convocata. E sperava che il tutto durasse poco: una veloce ramanzina e una veloce punizione.
Per quello che aveva fatto si aspettava di tutto, ma non si rimangiava comunque nulla.
Quando era venuta a sapere, da un giocatore di basket, che era stato Jaden ad aver spinto Ethan ad infastidirla, aveva all'improvviso rivissuto la scena.
La viscidità, l'ansia e la preoccupazione di aver avuto Ethan De La Cruz così vicino a sé intento a fare minacce, che avrebbe potuto rispettare perfettamente, non l'aveva più fatta ragionare.
Non si pentiva di quel piatto di spaghetti.
Jaden Reyes doveva capire che era meglio che restasse al suo posto, a farsi i fatti propri e a non immischiare il naso nelle sue situazioni.
<Signorina Foster.> il cenno di saluto con il capo rivolto al professore Ambrose, appena entrato in segreteria, fu rapido e neutrale. <Ultimamente sembra volersi mettere nei casini.>
<Come ho sempre fatto in questi anni.>
<Beh, un bel piatto di spaghetti addosso direi che è stato l'apice della sua carriera scolastica.> non c'era vena di rimproveri o di rabbia nel suo tono. Sembrava quasi divertito.
<Non è ancora finita la scuola, non sono ancora uscita definitivamente da questo posto. Non lo considererei l'apice.> Davina ignorò lo sguardo attento del professore, concentrandolo sul tremolio delle sue mani.
<Crede di voler rifinire in presidenza un'altra volta quest'anno?> scosse le spalle indifferente. <No, glielo dico io Davina. Si vede che non è la tipa da presidenza.>
<E da cosa si percepisce?> si guardarono un secondo.
<È troppo controllata per rifinire in presidenza per uno scherzo del genere, credo che il suo sia stato un momento di leggerezza.> Ambrose appoggiò il plico di foglie sulla scrivania, ancora vuota, della segretaria.
<Non rimanga con questa sua convinzione professore, non vorrei deluderla se dovesse rivedermi qui un'altra volta.> Davina si sentì in soggezione quando Ambrose occupò il posto accanto.
<Non potresti mai deludermi signorina Foster.>
<Lo sa che una frase del genere, seguita da un "signorina Foster" suona un po' equivoca?> Davina si voltò agitata, spingendosi contro lo schienale della sedia, beccando il professore a fissarle le mani.
<Credo di non aver detto nulla di equivoco.> il tic agitato alle dita riprese insistente quando Ambrose si alzò dalla seduta.
<Certo.>
Si guardarono in silenzio, suggerendosi di finire lì con quella conversazione. Nessuno dei due aveva finalità diverse e non avrebbero permesso che qualcuno potesse crederci.
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UNhappy
Novela JuvenilUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
