21. Mr. 'HoUnPianoPerTutto'

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REVISIONATO

6 marzo 2023

Era stata una giornata infernale.

E non vedeva l'ora di vederlo, di passare il tempo con lui e divertirsi. Justin riusciva a farle dimenticare le cose brutte che la circondavano.

Nate era stato molto più fastidioso del solito quel giorno e il compito non era andato così bene come si aspettava. Non era un'insufficienza sicuro, ma non era nemmeno un voto discreto.

E la scuola era l'unica cosa in cui Davina riusciva ad eccellere: studiare le sembrava sempre così facile e immediato.

Entrò da Julie con rapidità quando vide Justin seduto in un tavolino, da solo, con un computer davanti acceso.

<Jus...> lui si voltò di scatto verso di lei e sorrise. <vado ad ordinare, che vuoi?>

<No, vieni qui. Ho già preso tutto, anche per te.> Davina si raddrizzò di fronte a quella notizia. <Cioccolata calda al latte con panna, lo so.> la interruppe appena prima che lei potesse veramente parlare.

<Sono così prevedibile?>

<No, è che non ti smentisci mai.> Davina prese posto di fronte a lui dopo aver mandato un'occhiata a ciò che stava guardando con tanta attenzione sul suo computer.

<Vero pure questo.> lei si guardò attorno non appena Justin chinò il capo sulle sue fotografie.

<Non c'è nessuno, ho già controllato.> l'imbarazzo divenne palpabile, ma lui era bravissimo ad ignorarlo. <Non sarei rimasto seduto qui se qualcuno che non ti va a genio fosse stato presente.>

<No...> Davina si portò con smania i capelli dietro le orecchie. <è solo che... non è stata una grandissima giornata.>

<Immaginavo.> la mano di Justin coprì al volo quella piccola e flebile di Davina. Riuscì a rassicurarla con quel semplice gesto. <Non ti ho più vista a mensa e i chiacchiericci sono diventati rumorosi, più del solito.>

<Sono tornata a casa infatti.>

Catlin se non altro l'aveva accolta con più affetto e calore di come lo avrebbero fatto tutti gli studenti della Sid. Lei era ancora considerata da tutti la portatrice di sfortuna, oltre che un cumulo di ossa per cui provare compassione.

Si schiarì la voce. <Che hai programmato per questo stupendo pomeriggio?>

<Non è stupendo, prima cosa. C'è un tempo orribile.> Justin continuò a scrollare sul computer tutte le foto scattate. <E dai per scontato che abbia preparato qualcosa anche oggi?> Davina annuì, sorridendo docile. <Beh ti sbagli, oggi mi sono preso un po' di meritato riposo.>

<Giusto, una cioccolata calda e un rullino da visionare.>

<Per me è questo il relax.>

<Per te pure passare intere giornate dentro quel buco dove lavori sarebbe relax, quindi... hai un modo tutto tuo per divertirti.> lui inclinò appena il computer per poterla guardare bene negli occhi.

<Sei tu quella strana tra i due.> Davina chinò il capo, scuotendo la testa divertita. <Sei la progenie del male, lo sanno tutti a Solvang.> ma il tono era ironico e lo sguardo ancora di ammirazione.

Justin era cotto di Davina Foster.

<Quindi...> la barista portò il vassoio con le due cioccolate calde, poi tornò dietro al bancone. <mi stai dicendo che Mr. 'HoUnPianoPerTutto' questa volta è rimasto a secco?>

<Non ho avuto il tempo.>

<Ovvio, stai sempre con quella macchina.>
Ma improvvisamente Davina si ritrovò con il naso sporco di panna e cioccolata. <Bastardo!>

<Non puoi nominare la mia macchina fotografica invano e pensare di cavartela con un sorrisetto, non sono così scemo.> Davina continuò a restare con la bocca spalancata per lo stupore di quel suo gesto.

Poi cercò di ripagarlo con la stessa maniera, inutilmente.

Justin poteva non essere palestrato o molto predisposto per gli sport, ma aveva ottimi riflessi e sapeva quando utilizzarli.

La panna cadde a terra.

*

Passarono quasi un'ora dentro quella caffetteria: Davina iniziò a sistemare gli appunti mentre Justin riprese a ordinare tutte le fotografie che aveva fatto in quella settimana.

<Ho bisogno di una mano.> decretò alla fine lui, socchiudendo il computer per poterla guardare. <Devo scegliere un luogo per le foto dell'annuario, non ho la più pallida idea di dove andare o cosa fare.>

<Ti aiuterò, ma a condizione che...> Justin alzò gli occhi al cielo, consapevole di quello che lei avrebbe detto. <voglio vedere la camera segreta della scuola, quella dove ti rintani fino a quando il bidello passa a chiudere.>

Si guardarono quasi in cagnesco per qualche secondo, ma alla fine Justin sorrise e annuì.

<Okay, domani ti porterò nella camera segreta della scuola.> il tono sussurrato e gli occhi sbarrati che imitò Justin non fecero che far ridere Davina. <Dovresti aver paura, essere terrorizzata.>

<Oh, non vedi come tremo.>

Le loro risate furono silenziate fin subito.

<Oddio, anche voi qui. Mi aspettavo tutti qui dentro tranne che i fidanzatini innamorati.> Davina lanciò uno sguardo nauseato in direzione della porta, dove erano appena entrati Nate e Aura. <Quindi anche voi secchioni uscite il pomeriggio!>

Justin vide subito il cambiamento dell'espressione di Davina. Il sorriso si spense, lo sguardo si perse e iniziò a respirare profondamente.

Si sentiva umiliata. Di nuovo.

<Smettila Williams.> alzò i toni lui, chiudendo il suo computer e infilandolo dentro la sua custodia. <Ce ne stavamo andando, non serve rompere le scatole.> sistemò le cose di Davina dentro il suo zaino e poi le fece cenno di seguirlo.

<Ora lei non può più parlare? Ha bisogno dell'avvocato di difesa?> Aura, sotto il braccio di Nate, li guardò con aria deplorevole.

<Perché non smetti di dar aria alla bocca inutilmente Williams?> Justin appoggiò la sua mano sulla schiena di Davina, invitandola ad uscire dal locale senza preoccuparsi del conto da pagare.

<Basta.> decretò alla fine Davina, ignorando lo sguardo beffardo di Nate. <Justin, andiamocene. Nate, chiudi la bocca una volta ogni tanto.> seppur il tono era dispregiativo, la sofferenza di Davina era palpabile.

<È una minaccia, Foster?>

<Continua ad insultarla e poi vediamo chi minaccia.> prese subito parola Justin, passando accanto a Nate per arrivare alla cassa.

<Nate, per favore.> Davina lo afferrò appena prima di vederlo raggiungere Justin con foga. <Se un tempo mi volevi bene come dicevi, lascia perdere e facci andare via.>

Aura la guardò con fare curioso, ma poi spostò la sua attenzione sulla presa ferrea di Davina sul polso del suo ragazzo.

Era ovvio che avessero problemi di fiducia a vicenda quei due; il problema per lei non era Davina. Non più almeno.

<Smettila di elemosinare attenzioni Davina.> il ghigno di Nate fu più deludente delle sue parole, ma lei non si lasciò intimorire.

Lasciò la presa su di lui come scottata, ma non spostò mai lo sguardo dal suo.

<Non sono io quella che è appena entrata qui dentro e ha iniziato a dar aria alla bocca, perciò fatti un esame di coscienza.> Justin tornò con atteggiamenti guardinghi al fianco di Davina. <Forse sei tu quello che vuole elemosinare un po' di attenzioni.>

E poi, seguita da Justin, uscì da quel locale e non ci rimise più piede per anni.  

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