REVISIONATO
Love In The Dark - Adele
Non aveva dormito per tutta la notte.
Era rimasta sveglia, stesa immobile sul divano, a ripensare a quell'assurda conversazione. Al modo in cui sarebbe finita la sua vita, al modo in cui se ne sarebbe andata.
Tutto quello non faceva che farle tornare la nausea tutte le volte: aveva vomitato nel bagno del piano terra almeno cinque volte in sole poche ore. Vomitava e piangeva. Vomitava e pensava.
Ma non aveva fame, non aveva sete, non voleva nemmeno muoversi di lì. Non finché Eric e Catlin non sarebbero tornati.
Per le prime ore, dopo la fine della conversazione con Andrew McConvey, aveva fissato dalla poltrona del salotto l'ingresso di casa, sperando di vederli tornare. Sperando di vedere la porta di casa aprirsi e i loro volti felici farla sospirare di gioia. Ma non era mai successo.
Provava ad inviare messaggi al loro telefono, ma nessuno arrivava mai a destinazione. Sembrava quasi che, dovunque essi fossero, la linea non prendeva.
Perciò era rimasta lì, con il tizzone del fuoco in mano e lo sguardo perso fisso sul portone, da sola. In sottofondo solo il rumore della notte e i suoi pensieri chiassosi.
Poi, intorno alle sei di mattina, una chiave era stata inserita nella serratura e il portone aveva iniziato a cigolare ad ogni leggera spinta. Li aveva visti rientrare, sospirare di sconforto e guardarsi intorno.
<Eric?> Davina si alzò come una furia, lasciando lo strumento metallico sul tavolino da caffè del divano, provocando un rumore stridulo. Gli occhi velati da una patina di dolore, l'espressione tirata. <Cat?>
E poi li vide.
Sulla soglia della porta, fermi e malconci.
I loro vestiti erano stropicciati, un livido enorme ricopriva l'intero occhio di Eric impedendole di vedere il colore verde smeraldo che tanto adorava. Li vedeva stanchi, quasi faticavano ad entrare dentro la loro casa.
Ma fu la vista di Davina, sana e salva davanti a loro, a sbloccarli.
Catlin corse verso di lei, aggrappandosi in un abbraccio quasi folgorante. La strinse, la accarezzò, la baciò con enfasi. Sembrò volerla esaminare non solo con la vista, ma anche con il tatto.
<Tesoro, stai bene?>
Per la prima volta, Davina ricambiò quell'abbraccio come se ne avesse un bisogno fisiologico. Era come riprendere fiato dopo una corsa, una sensazione di benessere improvvisa.
Il cuore galoppava nel petto, le dita formicolavano, le gambe tremavano.
<Io sì.> lo sguardo, oltre la spalla di Catlin, ricadde su Eric ancora preso ad osservare casa sua con occhio quasi estraneo. <Voi dove eravate finiti?>
Non li lasciò nemmeno rispondere. <Ho provato a scrivervi, a chiamarvi. Ma nessuno dei due mi ha risposto.> si sentì madornalmente in colpa mentre lo diceva.
Se non fosse partita per lo Spring Break, nulla di tutto quello sarebbe mai successo e loro non sarebbero finiti nelle mani atroci di Andrew McConvey.
Era colpa sua, di nuovo.
<Non è successo nulla, tesoro.> rispose quella volta Eric, aggiungendosi a quell'abbraccio per circondarle entrambe. Non aveva braccia possenti e muscolose, ma il calore del suo affetto le irradiava entrambe.
<Allora perché siete tornati a quest'ora? Che avete fatto fuori casa tutta la notte?>
Perché non le rivelavano cosa fosse successo?
Perché non le facevano domande?
Perché non erano arrabbiati con lei per essere fuggita?
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UNhappy
Fiksi RemajaUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
