REVISIONATO
Medicine - Daughter
Aveva smesso di sanguinare.
O almeno non c'erano più tagli o lividi sulle sue ferite, non c'erano più i segni di un dolore fisico. Il suo volto aveva cicatrici e rossori, ma non sangue e macchie violacee.
E stava dietro quel bancone, la birra tra le mani e il capo basso. La schiena rigida, la presa sul bicchiere forte, gli occhi chiusi e la gamba destra tamburellava appena contro il suo sgabello.
<Non pensavo di trovarti qui.> quella voce delicata e soave lo risvegliò dai suoi pensieri, lo fece rientrare in posizione vigile. <Non pensavo nemmeno che le parole di Nate fossero vere.>
<Cosa c'è?> Jaden lo guardò appena negli occhi, scorgendone tristezza e sofferenza.
Eppure, la delicatezza e la semplicità erano ancora lì. Esattamente come ricordava. In parte, era lo stesso sguardo che gli aveva sempre regalato.
<Non posso essere venuto da te per fare due chiacchiere e basta?> ordinò al volo una birra e prese posto al suo fianco. <Devo per forza avere un motivo per essere qui?> le mani iniziarono a tamburellare sul mogano del bancone, sottolineando in lui un imbarazzo improvviso.
<Non credo che abbiamo così tante cose da dirci io e te.>
<Mah, io credo che invece riusciremo ad occupare il tempo affinché io possa passare la mia mattinata libera qui per poi ritornare a Solvang.> Eric gli rivelò un debole sorriso, mentre abbassava lo sguardo per studiarlo a fondo.
Come se potesse studiarne la postura, il modo di respirare e come la sua espressione cambiava ad ogni minuscolo movimento.
Perché forse non aveva ferite visibili, forse stavano tutte sotto le magliette che indossava. E forse quelle facevano più male di tutte.
<Io non ho niente da dirti professore.>
<Non sono più il tuo professore.> e poi ringraziò il barista, afferrando il manico del suo boccale. <Mi piacerebbe esserlo ancora, ma ormai sei diplomato. E io sono solo uno dei tanti adulti che conosci.>
Jaden non riusciva a spiegarsi come facesse a sorridergli e a comportarsi così tranquillamente dopo tutto quello che aveva passato, come non lo colpevolizzasse per averla lasciata andare.
<Perché dovrebbe piacerti? Ero un pessimo alunno.> brevi risposte, senza alcun pensiero dietro.
<Perché almeno, se fossi ancora mio alunno, saprei come provare a rimetterti sulla giusta strada. Perché avrei potuto chiuderti in un'aula finché non avessi rimesso la testa sulle spalle.> e il sorriso svanì, così come era comparso.
E allora, in quella brevissima espressione incomprensibile, Jaden ci lesse dentro il rammarico.
<Non tutti possono prendere strade giuste.>
<No, infatti, bisogna anche saper sbagliare nella vita.>
<Esatto.>
Non si guardarono più negli occhi, ognuno perso nei propri pensieri.
Eric non faceva che chiedersi cosa sarebbe successo se Davina non fosse morta in quell'incidente. Se l'avrebbe fatto rimanere a Solvang, se lei avrebbe potuto fargli intraprendere la giusta strada, se lo avrebbe circondato di amore e felicità nonostante la sofferenza vissuta.
Si chiedeva se Davina Foster fosse stata la sua guida in quei pochi mesi insieme, e se lo sarebbe sempre stata.
Se avrebbe potuto aiutarlo molto più di come poteva fare lui.
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UNhappy
RomantikUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
