1. Non c'era nulla di normale in quei due

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REVISIONATO

Era il primo giorno di scuola.
Il primo di una lunga serie.

La sua Ford F-150 la stava guardando dal vialetto di casa, in perfette condizioni - o quasi - e tirata a lucido da Eric, suo padre adottivo.

La voglia di far rientro in quelle mura scolastiche era poca e forse nemmeno raggiungeva la sufficienza. L'unica cosa che sembrava migliorare quell'inferno era Aura Davis, la sua migliore amica.

Non che non si fossero più viste per le vacanze estive, ma tra i viaggi dei suoi genitori adottivi e i recenti problemi di Aura riguardanti il suo spropositato uso di sostanze stupefacenti, Davina aveva quasi dimenticato il volto della sua unica amica.

Quando passò a prenderla, fermandosi bruscamente per occupare il primo posto libero trovato lungo la strada, restò sconsolata a guardare l'immenso condominio che ospitava Aura da almeno qualche mese.

Le mura erano scrostate, ingrigite e le finestre ormai appannate. Non da vapore, bensì da sporcizia.

Era il condominio che costava meno in assoluto in tutta Solvang. Davina faticava ancora a capire perché Aura non avesse continuato a stare a casa sua piuttosto che in tale inferno.

Una chioma chiara arrivò ancor prima del suo pugno leggero contro il finestrino. Non si sorrisero nemmeno, nonostante non si fossero viste da più di un mese.

Davina sbloccò la portiera e le fece spazio al suo fianco.

<So di essere in ritardo, ma non voglio lamentele su questo. Sai come sono fatta.> la bionda finì di prendere posto. <Allora... in ansia per il primo giorno di scuola?> Davina spinse sull'acceleratore con il solo intento di continuare a prendere il semaforo verde.

In direzione della Sid High School.

<In ansia?>

<Lo capisco, sei una secchiona.> Aura non la lasciò nemmeno parlare, scoppiò in un risolino appena abbozzato e spinse la nuca contro il poggiatesta.

<Tu preoccupati di presentarti alle lezioni.> si guardarono per un secondo prima di sorridersi involontariamente. Si capirono al volo. <Sempre che tu lo sappia il tuo orario delle lezioni.>

<Sfrutterò John, viene a scuola apposta per aiutarmi.>

<È il tuo tutor, Aura. Non il tuo fattorino.> presero posto nel solito parcheggio della Ford prima ancora che i pullman arrivassero.

<Siamo in anticipo, novità del secolo Dav!> la tagliuzzò Aura, spalancando senza grazia lo sportello dell'auto. <Che ti dico sempre? Non lamentarti del mio ritardo, qui a Solvang sono tutti ritardatari.>

<Meglio per me.> si incamminarono verso l'entrata senza preoccuparsi delle solite occhiate curiose degli altri studenti. <Il caffè stamattina faceva schifo. Eric non la sa usare la macchinetta del caffè.>

Si erano abituate così tanto all'attenzione altrui che nemmeno facevano più caso al gruppo del giornalino scolastico che, puntualmente, cercava di avvicinarsi a loro per nuovi scoop.

<Sono tre anni che avete quella macchinetta, ancora non sa usarla?>

<Sai com'è fatto Eric, le cose pratiche non sono il suo forte.> Davina frugò nelle tasche dei jeans alla ricerca di qualche monetina.

<Per questo è professore di storia. A meno che non voglia mettere su un piccolo esercito qui a Solvang e dichiarare guerra al paese vicino, direi che se la cava bene.> la bibita energizzante di Aura cadde rumorosamente nel vano della macchinetta.

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