REVISIONATO
<Io e Cat abbiamo aspettato questo momento per anni.> Eric la guardava sistemarsi il vestito che Catlin le aveva fatto indossare e sorrideva soddisfatto. <Sei così bella tesoro.>
<E niente sermoni su quanto lo studio sia importante ed è giusto che io continui a farlo?> lo canzonò Davina, aspettando pazientemente che Catlin finisse di acconciarle i lunghi capelli mori in boccoli leggeri.
<Se preferisci, posso iniziarne uno proprio adesso ma...> si portò l'orologio al polso sotto gli occhi. <temo che non faremo in tempo per la cerimonia.>
<Nessuno vuole sentire i tuoi sermoni oggi, tesoro.> si intromise Cat, spulciando ogni ciocca di quella criniera folta per sistemarla. <Non vedi che siamo impegnate?>
<Ah grazie mille, tesoro.> con fare risentito, Eric si voltò verso il portone d'ingresso e si sistemò la cravatta rossa. Poi, nemmeno il tempo di un secondo, si rivoltò verso le due. <Dato che siete così crudeli con me oggi, almeno un abbraccio me lo merito. Per pietà, no?>
<Farò un'eccezione.> brontolò Davina.
Non era vero il modo scocciato in cui sembrava avergli risposto; nell'ultimo periodo ogni volta che ne aveva avuto la possibilità, aveva stretto entrambi tra le sue braccia e aveva condiviso affetto con loro anche appena sveglia.
Il ché era strano.
Davina non era mai stata una persona affettuosa.
<Ma se ultimamente sei diventata la regina dell'affetto.>
<No, per quello c'è ancora Cat. Il primato in questa casa è inviolabile.> Eric e Davina si guardarono divertiti mentre la donna evitava di rispondere.
Il divertimento negli occhi dei due tutori divenne subito dopo soddisfazione.
*
Era il giorno del diploma.
Il giorno che ogni studente aspettava da anni.
Ma non quello che invece aveva aspettato Davina. Non negli ultimi mesi, per lo meno.
<Ehi Foster...> Aura fece il suo ingresso nella sala relax della Sid, già vestita e sistemata con la toga addosso e i capelli lisci come spaghetti sotto il cappello blu. <perché non sei ancora pronta?>
Davina era seduta con la schiena rivolta al corridoio, lo sguardo perso puntato sulle macchinette e il vestito nero ancora in mostra.
<Stavo pensando.>
<Pensando a cosa?> Aura si sedette quasi con slancio su quello scomodo divano, appoggiando poi la testa contro il grembo della sua migliore amica. Era sempre stata quella la loro posizione preferita, quella abitudinaria. <A quanto sono pazzeschi i ragazzi con il tocco?> e lanciò quel cappello sul tavolino, quasi non vedesse l'ora di toglierselo di dosso.
<Al futuro, a dir la verità.>
<Ti capisco, è dura fare una scelta del genere.> Davina scosse appena la testa, tanto che Aura nemmeno le diede troppo peso.
No che non la capiva, e infondo - pensava Davina - era giusto che andasse così per lei. Che continuasse a studiare o a lavorare, che si realizzasse e lasciasse da parte le sue dipendenze, che si creasse una famiglia sua senza problemi inutili sulle spalle.
Era la cosa migliore.
Quello che aveva sempre sperato.
E se si fosse avverato, anche senza che Davina potesse esserci, allora andava bene ugualmente. Bastava che quel suo desiderio si realizzasse.
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UNhappy
Teen FictionUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
