REVISIONATO
Waiting Room - Phoebe Bridgers
La sentenza era stata decisa.
Non c'era più nulla che Aura potesse fare, più nulla a cui aggrapparsi. Non c'era nulla per cui lottare.
Poteva testimoniare, certo, ma ormai la pena era decaduta e lui l'aveva portata a compimento. Si era fatto un anno di carcere, uscito prima per buona condotta, e sarebbe tornato ad abitare con l'unico parente che gli rimaneva.
Aura si era sentita crollare la terra sotto i piedi.
Non era andata a prenderlo al carcere, non lo aveva aspettato a casa e nemmeno gli aveva preparato la cena o fatto la spesa.
Il parchetto vicino casa era sembrato diventare il suo rifugio quel giorno.
Si sorprese che Jaden Reyes le fece compagnia, pur rimanendo in silenzio per la maggior parte del tempo. Aveva fumato circa cinque o sei sigarette, aveva lanciato sguardi confusi al telefono ogni quindici minuti e poi - all'ora di cena - aveva levato le tende.
<La vita fa schifo, capisco.> aveva sussurrato, ormai lontano da quella scomoda panchina in legno.
E poi se n'era andato via.
L'aveva lasciata da sola.
Aura aveva aspettato che l'orologio segnasse le undici per rientrare in casa, sperando che suo padre stesse già dormendo da un pezzo.
Ma non gli aveva nemmeno lasciato le chiavi di casa, motivo per cui avrebbe potuto aspettarla fuori, sul pianerottolo di casa. E allora sperava che non avesse incontrato Curtis e Jaden perché la vergogna sarebbe stata troppo imbarazzante da sopportare.
Quella volta, non appena Aura mise piede nel condominio, il portinaio le riservò un saluto appena sussurrato e un sorrisetto di compassione.
Aura non rispose.
Il cuore le pompava furente, i capelli si erano attaccati al volto per quanto avesse sudato solo in quei pochi minuti di camminata e gli occhi erano diventati lucidi.
Si era programmata di piangere solo quando avesse toccato il materasso del letto, ci aveva sperato tutto il giorno, ma tutta quella sofferenza era difficile da sopportare. E prendere atto che la sua vita stava per essere travolta un'altra volta era agghiacciante.
Fece le scale con calma, trascinandosi grazie al corrimano di legno, chiudendo gli occhi ad ogni pianerottolo in cui capitava.
Lui doveva essere a casa, doveva dormire. Era fuori discussione che lei dovesse sopportarlo già quella sera, non era pronta mentalmente.
L'aria della tromba delle scale era stantia, chiusa e raccapricciante.
Un conato di vomito le serrò la gola, si guardò intorno più e più volte e poi finalmente salì anche l'ultima rampa.
Il pianerottolo era vuoto.
La porta della casa di Jaden e Curtis era socchiusa, ma la sua era chiusa completamente. La vergogna fu travolgente al solo pensiero che potesse essere da loro. Ma non azzardò a guardare dentro o anche solo a respirare. Percepire il profumo del padre era già una pugnalata al cuore.
Con fatica tirò fuori dai pantaloncini le chiavi di casa, le infilò nella toppa e poi spalancò il portone.
La testa bassa, il cuore rombante e gli occhi ancor più lucidi.
Il telefono trillò, ma nemmeno l'arrivo di quella notifica sembrò risvegliarla dall'ondata di profumo che la investì.
Non era più buono, dolce e confortante. Era acre e nauseante.
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UNhappy
RomanceUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
