REVISIONATO
Erano in ritardo.
Come sempre.
Davina scivolò lontano da Jaden, lanciandogli un cuscino senza nemmeno prendere la mira. <Non mi guardare così.>
<Altrimenti non usciamo?> chiese provocatorio lui, richiudendosi in fretta la camicia bianca con uno sbuffo.
<Smettila!> gli urlò dietro lei, sedendosi nel loro grande letto matrimoniale per poter infilare i suoi tacchi vertiginosi.
<L'ha scelto Aura questo vestito o è merito tuo, bambolina?> il suo sguardo passò languido lungo tutto la figura di Davina, facendola arrossire leggermente.
Il vestito verde pastello le scendeva morbido lungo tutte le curve, allacciandosi dietro al collo in una scollatura all'americana che le lasciava le spalle completamente scoperte.
Jaden non aveva fatto altro che osservarla ogni volta che poteva, sperare di poterla portare in bagno durante i festeggiamenti e continuare ciò che avevano dovuto interrompere poco prima per la fretta.
Lui era un fascio di nervi.
Davina nemmeno gli rispose; afferrò la pochette dalla poltrona della camera da letto e, con l'indice laccato dello stesso colore del vestito, indicò in fretta il suo fidanzato.
<Datti una mossa. Siamo in ritardo, Reyes.> e scivolò via, lasciandolo a bestemmiare per quella maledettissima cravatta che non sapeva nemmeno come allacciare.
<Non è di certo colpa mia!> in un battibaleno, la rincorse saltellando le maestose case di quella villa senza preoccuparsi di quello scomodo arnese che aveva intorno al collo.
<No?> Davina lo fulminò rapidamente, afferrando le ultime cose al volo. <L'idea di intrufolarsi nella doccia mentre mi stavo lavando a chi è venuta?>
<Non mi puoi chiedere di lasciarti perdere quando sei nuda a pochi passi da me.> Jaden spinse il labbro inferiore all'infuori, lanciando a Davina la sua giacca per inserire l'allarme.
Nonostante gli anni passati, erano rimasti sempre due paranoici a livelli cronici. Non stavano tranquilli se non venivano chiuse tutte le finestre di casa, se c'era qualcosa rimasto in giardino, se qualcuno li fissava anche solo per un secondo mentre rientravano in casa.
Impazzivano, letteralmente.
<Devi trattenere i tuoi bollenti spiriti.> Davina gli rilanciò la giacca con molta più foga quando lo vide chiudersi il portone di casa alle spalle. <Non puoi sempre comportarti come un animale.>
Jaden le circondò i fianchi in un lampo e con scaltrezza se la tirò contro, stampandole un bacio tutto tranne che casto.
Tutto andò in fumo.
Esattamente come ogni volta che quei due si sfioravano.
Davina tornò alla realtà solo quando avvertì le dita di Jaden scivolare verso la sua intimità, fortunatamente coperta dal vestito. Gli schiaffeggiò la mano e, con una buffa corsetta, si avvicinò alla Jeep.
Le risate risuonarono nell'intimo - ma vastissimo – giardino di quella villa.
*
<Odio quel bambino.> Davina percepì l'arrivo di Jaden anche prima di sentirlo lamentarsi e non riuscì a trattenere il sorriso. <Odio quel bambino, odio la gente, odio i matrimoni e potrei andare avanti ad oltranza!>
Avevano appena finito la cerimonia.
Si erano tutti radunati nel giardino del ristorante.
Tutta Solvang, metà Oxnard e un quarto di San Francisco era presente a quel maestoso matrimonio. Tutti lì, pronti a festeggiare, mangiare e bere.
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UNhappy
Novela JuvenilUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
