REVISIONATO
<Parlami Dav, che ti ho fatto?>
Davina fece finta di nulla: aprì il suo armadietto, afferrò i libri che le sarebbero serviti in giornata e li infilò nello zaino. Non diede nemmeno il segno di aver sentito quella domanda.
<Non capisco.> Aura provò a fermarla, ma Davina fulminò uno dei ragazzetti del primo anno per passare senza farsi bloccare la via dalla sua amica. Si spostarono tutti come se lei avesse la peste. <Perché mi ignori da giorni, che ti ho fatto?>
<Oh, non hai fatto nulla.>
<E allora che c'è?>
<No, semplicemente mi stavo chiedendo perché volessi stare con qualcuno che ti fa sempre storie, ti chiama e ti scrive di continuo.> Davina scrollò le spalle, accompagnandolo a un sorriso finitissimo. <Non ti sei stancata?>
<Che intendi dire?>
<Che puoi anche uscire a fumarti una canna con Reyes se preferisci.> non la guardò nemmeno quando, con tutta la cattiveria che possedeva, quelle parole uscirono dalla sua bocca. <Non ti chiamerò, non ti scriverò. Pensa, andrò alle mie lezioni e non ti cercherò nemmeno.>
Si sentiva ancora ferita nell'anima per quello che Aura aveva detto su quella panchina. Anche se si era sfogata con Jaden, poi la rabbia non le era passata.
Aveva faticato tanto per lei e il suo impegno non veniva apprezzato.
<Hai sentito la conversazione tra me e Jaden.> Davina alzò le sopracciglia, scostando uno dei ragazzetti nei corridoi. <Come hai fatto?>
<Passavo di lì. Ero così preoccupata per te, spaventata di poterti ritrovare in un lurido vicolo a morire, che ti ho cercato. E ti ho trovata, vedi un po' te.> il beffo divenne pesante. <Sai, sei facilmente prevedibile.>
Aura continuò a camminarle al fianco, cercando un modo per riparare a quello che aveva detto. Nella foga del momento aveva sbagliato e lo sapeva, se ne pentiva amaramente.
Davina sorrise. <Eppure non credevo pensassi quelle cose di me, quindi sono contenta di essere passata di lì quella sera. Mi hai fatto aprire gli occhi.>
<Non pensavo veramente quello che ho detto, non ero in me. Lo sai.>
<Come non sei in te tutte le volte che ti droghi, eppure questo sembra non fermarti dal farlo.>
<Sei arrabbiata per quello che ho detto o per quello che ho fatto?> c'era confusione in quella conversazione. <Quello che ho detto non è la verità, lo sappiamo entrambe. Ma quello che faccio...>
<È la tua vita, puoi scegliere di gestirla come ti pare.> ironizzò Davina, scimmiottandola con voce più alta. Scivolò sulla destra per non urtare i giocatori di football, non le servivano altri problemi all'orizzonte. <Basta che tu ti prenda le tue responsabilità.>
<È quello che faccio, infatti.>
<Veramente?> Davina, per la prima volta in quei giorni, si fermò a guardarla. E si bloccò, in mezzo al corridoio. <Ricordami quando l'hai fatto perché faccio fatica a pensarci.>
Aura rimase a guardarla con un filo di stupore addosso: sapeva che Davina riuscisse ad essere crudele se ci si metteva, ma non l'aveva mai fatto con lei. Ed era brutto, si sentiva scorrere addosso una vena di dispiacere.
La mora strinse la cinghia dello zaino prima di sputare fuori la sentenza. <Ti prendi le tue responsabilità quando mi chiedi di parlare con Eric per i tuoi compiti andati male? Per raggiungere la sufficienza?>
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UNhappy
Roman pour AdolescentsUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
