26. Per lui, e solo per lui, sarebbe sceso a patti

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REVISIONATO

Jaden aveva perso la sanità da quando aveva visto suo fratello a Solvang, lì dove sarebbe dovuto rimanere nascosto e nell'ombra.

Se Dylan l'aveva trovato, allora tutti avrebbero potuto trovarlo.

Non poteva permetterselo.

<Non mi frega un cazzo Alan.> l'ufficio di Alan all'autofficina era il loro solito posto d'incontro: il divano c'era, il mini frigo per contenere le birre anche e nessuno li interrompeva.

Jaden era corso da lui non appena Nate l'aveva allontanato da Dylan. L'aveva chiamato, ordinandogli di farsi vedere subito e poi aveva corso lungo la statale.

<Non posso proteggerti se decidi di fare certe cose.> il ricciolino era seduto sulla sua poltrona, nascosto dalla scrivania ingombrante.

Era amico di Jaden da una vita almeno, ma sapeva che era meglio tenersi alla larga da lui quando non gli girava tutto secondo i piani.

<Non puoi comunque proteggermi, sono stato trovato.>

<Anche se Nate e Curtis smettono di pubblicare e si mantengono fuori dalla vita sociale, le notizie si spargono.> si lamentò Alan, portandosi alla bocca la birra. <E due ragazzi nuovi che arrivano misteriosamente in una piccola cittadina è una notizia che gira Reyes.>

<Non posso tornare a fare quello che facevo prima dell'accademia.>

<Non ti sto chiedendo questo.> Jaden alzò il capo, steso nel divanetto di pelle di quell'ufficio. <No, non te lo sto chiedendo.>

Jaden inspirò a pieno prima di scolarsi la seconda birra da quando si era incontrato con il suo amico. <Dico solo che è meglio prendere in considerazione più opzioni.>

<Non ho più opzioni, sono stato fuori dal giro troppo tempo Alan.> c'era un fastidio di fondo nel suo tono di voce, ma anche nel modo in cui le sue dita - sporche ancora dal sangue del fratello - si irrigidivano.

Jaden sembrò esausto. <O continuo a fare per conto mio, oppure seguo Joseph. Ma non posso seguire Joseph.> Alan scosse la testa, consapevole che quello che stava dicendo erano delle verità. <Non voglio che Curtis venga tirato in ballo.>

<Lo so.>

<E allora continuo a lavorare per conto mio.> seppur la sfrontatezza di Jaden, lo sguardo di Alan era carico di disaccordo.

<Continuo a ripeterti che forse correresti rischi più grossi di quelli che puoi superare.> ormai la sua voce era bassa, quasi a sottolineare lo stremo.

<Non ci sono rischi che non posso superare.> Alan scrollò le spalle. <Non mi troveranno, e tu mi darai una mano.> Jaden si mise seduto.

<Non capisci...> il riccio ruotò con la sua poltrona, uscendo dal nascondiglio che si era imposto mentalmente. Forse Jaden non era così fuori controllo. <non sono un informatico Reyes, non posso nasconderti da certi programmi.>

<E allora smettiamo di nasconderci.>

<Vedi che ti contraddici da solo.> la pazienza di Alan stava finendo. <Se vuoi tenere Curtis fuori dal gioco, non puoi farti scoprire.> gli puntò la mano, che sorreggeva la birra quasi vuota, contro. <Andare a parlare con Joseph potrebbe essere l'unica soluzione.>

<Curtis sa come deve comportarsi.> Jaden chiuse gli occhi, reclinando il capo per appoggiarlo contro lo schienale di pelle. <Finché non si presenta alle gare e resta a Solvang non ci saranno problemi.>

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