REVISIONATO
Nei giorni a seguire, quei due non avevano fatto altro che farsi compagnia.
Sempre con la massima indiscrezione, silenzio e tranquillità. Ma quello era decisamente nei loro atteggiamenti.
Almeno, così facendo, Davina lo teneva sott'occhio e Jaden evitava di cadere nei vecchi tranelli.
Quando lei staccava il turno da Julie, lui si faceva vivo e la riportava a casa. Davina parlava di come le fosse andata la giornata, ma non avanzava mai domande o pretese.
Quando lui invece tornava a fumare o giocare a basket nel campetto vicino al vecchio palazzo dove aveva abitato con Curtis - perché era ovvio che non abitasse più lì - Davina si metteva lì in una panchina a studiare.
Jaden non le raccontava quasi mai quello che faceva durante la giornata, ma a lei - per quel momento - andava bene così.
Erano calmi, tranquilli e per qualche ora almeno se la passavano bene.
Ed era proprio in quel parchetto che erano finiti dopo le ultime lezioni della giornata, anche senza mettersi veramente d'accordo.
Davina era arrivata quando lui aveva smesso di fumare, si era posizionata nel piccolo tavolino da picnic affianco al campetto e aveva iniziato a studiare.
Non gli disse nulla, né lo guardo alzarsi e spostarsi. Ma quando lo scorse mentre giocava con dei bambini molto più piccoli, non riuscì a tornare a studiare come se nulla fosse.
Era surreale.
Nemmeno quando giocava con quei nanerottoli, Jaden aveva anche solo il minimo pensiero di lasciarli vincere: gli fregava la palla di mano con rapidità, li sorpassava con un paio di falcate e poi mandava la palla a canestro.
Eppure, i bambini ridevano a crepapelle, aggrappandosi alla sua gamba ogni volta che ne avevano l'opportunità. E parlavano, quasi come macchine senza un freno.
Davina li guardò con la coda dell'occhio.
L'ombra di un sorriso trattenuto.
Conosceva tutti quei piccoli marmocchi eppure, forse, non li aveva mai visti così felici di giocare a basket in un piccolo campetto di zona.
Jaden riservò minacce e sguardi raccapriccianti pure a loro, che però non si fecero scrupoli a rispondergli a tono.
<Vedi che non ti sopportano nemmeno loro.> borbottò lei, chinando il capo sui suoi quaderni con la penna incastrata tra le labbra, quando lui la raggiunse.
<Lo dici come se tu non mi sopportassi, eppure sei qui pure te e ti stai divertendo molto più di loro.> Jaden prese posto, a cavalcioni, nella sua stessa panchina.
La distanza era già misera.
<Già, perché è bello vederti perdere le staffe con quei marmocchi.> il tono sarcastico, quasi beffardo.
Jaden scivolò verso di lei.
<Io perdo le staffe con chiunque.> la sua mano scivolò lungo la gamba di Davina, che le faceva da appoggio per il braccio sinistro. Lo sguardo di lei immediatamente calamitato su quel gesto improvviso.
Nonostante la loro recente vicinanza, non c'erano mai stati altri baci o effusioni fin troppo lunghe. Solo tensione nell'aria e tanta voglia di approfondire quel loro rapporto.
<Non con me.> una sviolinata, evidentemente ironica. Davina si sentì sorpassata da un brivido. <E smettila, sto studiando.>
Jaden tornò più vicino; le sue dita scivolarono fino ai fianchi, che strinse con possesso. La gamba di lei scivolò sotto il tavolo, quasi per permettergli di avvicinarsi ancora, sopra quella di lui. <Jaden!>
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UNhappy
Ficção AdolescenteUn passato da dimenticare, un senso di mistero che si cela dietro quegli occhi sempre truccati e una lingua biforcuta hanno sempre caratterizzato Davina Foster. Tutti la conoscono, ma nessuno lo fa veramente. Un animo tormentato e oscuro, una ragazz...
