60. Fear for nobody

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Quando James mi vide arrivare in centrale, il suo volto sembrò sollevato. Subito dopo, iniziò ad urlarmi quanto fossi disgraziata, imprudente, impulsiva e testarda dal non obbedirgli, dal non mandare a quel paese la mia curiosità e dal non rispondergli al cellulare per tutte le trenta chiamare che mi aveva lasciato in segreteria. Aspettai che si sbollentasse, che mi riempisse di parole mentre me ne stavo in piedi di fronte alla sua scrivania e lo ascoltavo, incurante che il resto del distretto potesse sentire le sue urla incessanti e rabbiose. Sembrò calmarsi, mentre si sedeva dietro la sua scrivania e mi guardava, infuriato e preoccupato. Forse lo era per il graffio che avevo sulla guancia, ma quello era stato causato volutamente da Harry e dalle nostre prestazioni sotto le lenzuola.
<<Se hai fini->> non mi diede nemmeno un secondo che mi urlò ancora una volta di quanto fossi irresponsabile e impertinente, che potevo rischiare la vita -e la rischiai per davvero- senza l'aiuto di un compagno al mio fianco. A quel punto, le mie orecchie chiesero pietà e, mentre lui urlava da solo e camminava per l'ufficio, con tutta la calma del mondo sfilai lo zaino dalla spalla, tirai giù la cerniera e presi la bustina con la cocaina, il fazzoletto con il proiettile e l'agenda con gli indirizzi sulle casse. Presi un quaderno, prendendo le foto che avevo stampato a casa prima di andare in centrale e le poggiai accanto alle prove, aspettando che James se ne rendesse conto. Le sue grida finirono, i suoi occhi si precipitarono sugli oggetti e lui si avvicinò a me, in silenzio, analizzando le prove. Non urli più, James?
<<Dove l'hai presa?>> mormorò, prendendo la coca e guardandomi con occhi severi, delusi. Alzai i miei al cielo e gli indicai la foto delle casse sulla scrivania.
<<Nella cantina degli Snakes c'è ne sono altre cinque, con dentro dei pacchi di farina per non destare sospetti>> gli risposi, piegando la testa di lato e guardando il detective sprofondare nella sua stessa demenza. Kendall 1, James 0.
Prese un grosso respiro, si passò le mani sul viso e tra i capelli, frustrato da tanta intelligenza e femminilità
<<Non puoi invadere una proprietà senza un mandato, senza un compagno. Potevi morire, lo capisci?>>
<<James, so bada->> mi fermò, prima che potessi finire la frase e difendermi. Lo avevo fatto incazzare e ora mi stavo subendo un James versione padre apprensivo.
<<Lo so, che sei grande e forte. So che riusciresti a cavartela anche con una bomba ad orologeria al petto, ma le cose non funzionano sempre con l'istinto. Se vuoi diventare una brava detective, dovrai starmi a sentire. Se ti dico di andare via, tu lo fai. Se ti dico di saltare, tu lo fai. Se dico spara>>
<<Io sparo, ma James...avevamo bisogno di queste prove>> mormorai, cercando di farlo calmare mentre gli indicavo la scrivania con gli oggetti da me riportati dalla cantina del capannone di Niall. James mi guardò, sospirando arreso e passandosi una mano sul viso con esasperazione. Si allontanò da me, facendo il giro della sua scrivania e prendendo due buste di plastica per le prove in modo da infilarci dentro la cocaina e il proiettile. Recuperò le foto dalla sua postazione, strappò il foglio con gli indirizzi dalla mia agenda e me la ridiede, non rivolgendomi una sola parola.
Aprì la porta del suo ufficio, a passo svelto si diresse verso l'atrio con le scrivanie e, mentre infilavo l'agenda nello zaino per seguirlo, lui si era già diretto verso una ragazza di colore intenta a scrivere qualcosa sul computer. Mi fermai accanto alla scrivania di Noha, il quale non si degnò di salutarmi o guardarmi. Il suo sguardò fu tutto per James, il quale prese la situazione tra le mani e iniziò a fare il capo. Rimasi in silenzio, seguendo i suoi movimenti e ascoltando le sue parole.
<<Susan>> richiamò l'attenzione della ragazza, questa sollevò lo sguardo dal computer e si alzò, pronta ad obbedire al suo capo <<Porta queste a Leni e dille di analizzarle. Carlos>> la ragazza annuì soltanto e si precipitò verso le scale per portare le prove al medico legale. Carlos non era altro che un ragazzo poco più piccolo di Liam, ispanico e con le braccia muscolose. James gli rivolse uno sguardo d'intesa e il ragazzo sembrò capire al volo le sue intenzioni. Si affrettò a prendere la sua giacca, la sua pistola e il suo distintivo, facendo un cenno ad altri due ragazzi i quali lo raggiunsero in tutta fretta. James si voltò verso Noha, il quale non smise di guardarlo per un secondo. Capii subito che, quella di Noha, non era solo ammirazione verso il proprio capo, verso il proprio partner, ma era attrazione e infatuazione per un paio di occhi azzurri e capelli biondi.
<<Ho bisogno di una squadra, cecchini sui tetti della fabbrica e rinforzi su tutto il perimetro della struttura>> Noha prese la cornetta del telefono e premette il numero due, aspettando che qualcuno rispondesse per poi riferire le richieste di James a chi stava dall'altra parte del telefono. Seguii James vagare per l'atrio delle scrivanie dirigendosi nel suo ufficio. Tirò un cassetto, prendendo distintivo e pistola. Tolse la giacca, allacciando da fondina e inserendo la pistola al suo interno, rimise la giacca per poi afferrare il suo cappotto accanto alla porta e uscendo in fretta dal suo ufficio per tornare alle scrivanie. Tutto quel girovagare mi stava mandando innervosendo.
<<James>> lo richiamai, non ricevendo alcun tipo di attenzione. Lui si affrettò a raggiungere un altro componente della sua squadra, intento a sorseggiare una tazza fumante di tè caldo. La lasciò subito, vedendo il suo capo dirigersi in fretta da lui, con me che lo seguivo cercando di attirare la sua attenzione.
<<Sosa, procurati un mandato di perquisizione per il capannone dei nazisti e raduna una squadra. Questa storia deve pur avere una fottuta fine>> sbottò lui, e il ragazzo dai capelli colorati si diresse verso la sua scrivania per svolgere il lavoro assegnato. Quando James mi ignorò all'ennesimo richiamo, mi misi ad urlare il suo nome, ricevendo l'attenzione del diretto interessato e degli scrivani. Calò un silenzio inquietante, Noha si voltò a guardarmi mentre era ancora a cellulare. Avvampai per la vergogna, ma non mi interessava.
<<Non si urla nel mio distretto, ragazzina>> sibilò il detective, che da occupato a metter su varie squadre, passò all'incazzarsi con me. Sospirai forte e incrociai le braccia al petto, sollevando un sopracciglio indispettita.
<<Sto cercando la tua attenzione da quindici minuti, mi spieghi che succede? Perché stai mandando una squadra da Niall?>> gli domandai, e sollevò l'angolo della bocca in un sorrisetto malizioso.
Prima che potesse parlare, Susan si intromise tra di noi e col fiato corto passò un foglio al suo capo, il quale sorrise compiaciuto e schioccò le dita sussurrando un ''bingo''.
<<Noha!>> richiamò il suo uomo, ignorandomi palesemente. Questo concluse la chiamata, affrettandosi a raggiungere me e il biondo scorbutico. I nervi erano a fior di pelle ed ero a tanto così da tirare dall'orecchio James, e i suoi centonovanta centimetri, nel suo ufficio in modo che mi spiegasse che cavolo stesse architettando. Il piano era quello di fare un sopralluogo nella fabbrica e vedere come accadevano gli scambi di Sullivan e i suoi clienti. Non consisteva nel suddividere diverse squadre, fare irruzione dagli Snakes e organizzare un possibile arresto nel luogo di scambio. Non erano questi i patti.
<<Capo>> rispose con calma Noha, ricevendo la mia attenzione e quella del detective.
<<La ragazza ha una deposizione da rilasciare>>.
<<Chiamo Fra->> James lo liquidò con un cenno della mano, prima che potesse dire qualcosa in più. A quel punto capì la tanta agitazione del detective e del perché mi stesse ignorando.
<<Ho per caso detto chiama Francesca e porta la ragazza da lei in modo che possa rilasciare la sua deposizione? No. Perciò, porta il culo della bruna in sala e scrivi su un cazzo di foglio che ha fatto>> sbottò lui, lasciando me e Noha senza parole per il suo comportamento per poi dirigersi verso l'ascensore, venendo affiancato da alcuni della sua squadra.
Capii che anche i poliziotti più buoni e disponibili potevano essere dei veri stronzi.

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