Capitolo 26 Spunte blu

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BLAKE

Cerco di concentrarmi sull'articolo che ho davanti. Ho riletto le prime due righe scritte almeno un centinaio di volte, e tutto perché la mia cara collega non fa che sbattere, con violenza inaudita, quelle piccole e affusolate dita sulla tastiera.

Con lo sguardo torvo è concentrata sul PC, ma sbuffa ogni cinque l sei battute, poi cancella e ricomincia a fare violenza su quei poveri tasti.

«Ehm, stai consigliando alla tipa di uccidere il marito?» Le chiedo nella speranza di distrarla.

Riesco a farle staccare gli occhi dallo schermo, ma quando si volta nella mia direzione, ha uno sguardo omicida.

«Uhm, no, ma non riesco a dare consigli sensati, oggi. Mi fanno tutti incazzare.»

Beh, curando la rubrica amorosa, se il suo umore è nero, dubito che riesca a essere d'aiuto alle povere anime disperate che le chiedono consiglio e di certo prendersela con loro non le gioverà.

«Fai una pausa, quando devi consegnare?»

«Dopodomani, ma sono in alto mare.»

Si massaggia le tempie e fa un respiro profondo.

«Senti, ormai manca mezz'ora e tanto non caverai un ragno dal buco. Sta sera andiamo a berci una cosa, chicchieriamo un po'e vedrai che domani avrai l'ispirazione.»

Mi guarda poco convinta, ma alla fine accetta. Spegne il PC e inizia a sistemare le sue cose.

Ho in mente di portarla nel pub qua all'angolo, nulla di impegnativo, ci mangiamo qualcosa lì insieme e poi l'accompagnerò io a casa.

Nel tempo che mi rimane, con lei più tranquilla dato che non deve pensare al lavoro, riesco a concludere l'articolo e domani mattina avrò tutto il tempo di rileggerlo prima di consegnarlo per l'uscita settimanale.

Mi piacerebbe aiutarla a smaltire un po' del suo lavoro, ma non sono un bravo consigliere in amore e io per primo avrei bisogno di un corso accelerato. L'unico esempio mai avuto è stato Daryl e non è mai stato un buon esempio da seguire con le donne, o almeno fin ora...

Dopo quello che mi ha raccontato Chiara sulla sua presunta dolcezza, ho iniziato a macinare l'idea che forse qualcosa in lui sia cambiato, ma non in generale, no, questo cambiamento dipende dalla brunetta accanto a me.

I comportamenti che mi ha descritto non sono affatto da lui e se non lo conoscessi come conosco me stesso, oserei dire che prova qualcosa.

Tuttavia, l'umore funesto della mia amica, mi suggerisce che Daryl centri qualcosa e sono intenzionato a capire cos'ha fatto.

Un'ora più tardi abbiamo finito di mangiare. Siamo seduti in uno dei tavoli del pub che questa sera è meno affollato del solito. Durante la cena ho evitato le domande scomode, ma adesso che siamo in procinto di darci all'alcol direi che è arrivato il momento di farla parlare e aprire.

Chiamo la cameriera, una ragazza sulla trentina piena zeppa di tatuaggi in tutto il corpo. È uno spettacolo per gli occhi, specie per la sua mise: un paio di leggins neri attillati che le metto in risalto quel culo da paura che si ritrova. Mi è concesso solo guardare, e neanche troppo, poiché è la donna del proprietario: un tipo palestrato con il quale non voglio grane.

Non che non lo metterei al tappeto, certo, ma questo pub mi piace e di donne è pieno il mondo. Non ha senso fissarmi o fare il coglione con una già impegnata. Vorrà dire che mi sognerò quel culo finché non ne troverò uno altrettanto bello, o forse no, ma che sarà attaccato al corpo di una ragazza tutta per me. Magari una che abbia i miei stessi gusti, ma in fondo, basterebbe solo che mi ami per quello che sono.

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