BLAKE
Un suono fastidioso e incessante disturba il mio meritato riposo. Alzo la testa di scatto e cerco "la maledetta": la sveglia.
È quella del telefono, perciò, ancora addormentato, allungo il braccio sul comodino per prenderlo e la rinvio di dieci minuti. Mi giro dall'altra parte con la speranza di riaddormentaemi e finire il sogno: io circondato da belle ragazze, profumate, che fanno a gara per venire a cena con me.
Tuttavia, se io non sono riuscito a svegliarmi, qualcun altro sì. Athon corre in camera e inizia ad abbaiare.
Addio sogno, addio principesse che lottano per me...
Scosto le coperte e mi metto a sedere, ancora stordito. Athon scondinzola e appoggia le zampe sulle mie ginocchia in cerca di attenzione. Sospiro rassegnato. Tuttavia, il risveglio traumatico non è ancora finito, infatti, la sveglia ricomincia a suonare.
Maledizione!
La spengo subito. Devo trovare un'altra suoneria perché la parata militare è troppo anche per chi, come me, ha difficoltà a svegliarsi.
Trascino il corpo in bagno e il mio fedele amico mi segue.
«Posso almeno pisciare tranquillo? Vengo a darti da mangiare tra un minuto... forse due.»
Guaisce piano, come offeso ed esce. Presumo sia il tono, ma a volte m'illudo che comprenda ogni singola parola.
Faccio una doccia veloce che mi aiuta a prendere del tutto coscienza di me stesso.
Blake Avila, ventotto anni, portoricano, residente a NewYork City...
Quello che dovevo ricordare d'importante c'è tutto...
Appeso a un filo la cui estremità prende ogni giorno la forma di un cappio che si annoda intorno alla gola...
Questo avrei preferito non ricordarlo.
Esco dalla doccia e mi vesto mentre cammino per arrivare alla cucina. L'appartamento è piccolo e tutto è in mezzo ai piedi. Non che io mi sforzi di mettere ordine.
Prendo il pacco di biscotti e ne infilo in bocca due. Mentre mastico, verso le crocchette ad Athon e gli cambio l'acqua nella ciotola. Non ho il tempo, al mattino, di dargli qualcosa di più salutare. Bevo una tazza di latte e, dopo essermi lavato i denti, corro alla macchina.
Controllo l'ora, forse riesco ad arrivare a lavoro con soli dieci minuti di ritardo. Ma ormai anche il caporedattore è abituato, sa che recupererò le ore con degli straordinari e non prendo più strigliate da un po'.
Tuttavia, c'è ancora chi cerca di farmi diventare un fenomeno di puntualità: Miss "arrivo prima così posso prendermi venti caffè e fumare altrettante sigarette".
Già la immagino davanti al pc pronta a brontolare perché ho ritardato dieci minuti.
Quando però arrivo in ufficio, lei non c'è. Non c'è il cappotto, né la borsa. Provo a controllare in area relax, ma della "mini rompipalle" non c'è nemmeno l'ombra.
Non ho il tempo di preoccuparmi perché vengo chiamato nell'ufficio di Gregory, il caporedattore.
Di sicuro vorrà discutere dell'ultimo articolo sportivo, prima di mandare in stampa il giornale.
Mi accomodo sulla sedia di fronte alla sua scrivania. Gregory avrà una cinquantina d'anni, anni più anno meno, è sempre stato paziente con tutti, nonostante la vita in redazione sia piuttosto frenetica. Credo che mi abbia preso a cuore, ma ho anche dimostrato di sapermi meritare la sua fiducia e stima. Nonostante i ritardi sul posto di lavoro, ho sempre consegnato gli articoli in tempo e, a quanto pare, la mia scrittura gli piace, almeno è quello che fa trasparire, non è mai diretto nei complimenti.
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Embrujo
Storie d'Amore[COMPLETA] [IN REVISIONE] Energica, piena di vita e a tratti un pò fuori dalle righe, Chiara è una ragazza che si è trasferita a New York da meno di un anno. Nella grande metropoli ha fatto la conoscenza di Blake e con lui ha stretto un forte legam...
