Capitolo 10 A cena con il nemico

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"Il coraggio rende affascinanti"
Hell

CHIARA

Mi guardo un'ultima volta allo specchio, dopo aver seguito il consiglio di Daryl e aver indossato l'abito nero.

Sono pronta!

Cerco di convincermi che sia così, ma la realtà è che sono agitata. Non so cosa aspettarmi e Daryl ha ragione. Potrei trovarmi in una brutta situazione e sarei sola. Per sicurezza, quindi, imposto il telefono già sulla rubrica e, più precisamente, sul numero di Daryl, poi blocco lo schermo. Incrocio le dita, recupero cappotto e borsa e mi appresto a uscire.

Mi avvicino al mobile accanto alla porta, dove di solito tengo le chiavi di casa, e lì noto qualcosa di strano: venti dollari.

Non ricordo di aver posato dei soldi la sopra. Li tengo sempre nel portafoglio e quando mi danno dei resti spesso li infilo nelle tasche di giubotti o pantaloni, ma mai spargo soldi per casa. Li prendo e li metto in tasca.

Non mi capacito di come siano finiti lì, perciò rimugino su questo particolare per tutto il tempo in cui sono in ascensore.

Una volta arrivata al pian terreno, percorro gli ultimi scalini che mi separano dal portone con una lentezza esagerata. Sono tesa come una corda di violino e il mio corpo trema. Avrei dovuto essere meno impulsiva, ma questa è una cosa che mi dico da che ho capacità di discernimento. È un difetto sul quale non riesco a lavorare.

Come questa mattina con Daryl. È stato odioso, sì, ma potevo evitare la scenata in cui gli lanciavo i soldi per la colazione.

I soldi... venti dollari...

È stato lui a metterli lì. Mi chiedo come abbia fatto a non accorgemene.

Perchè eri troppo concentrata su delle sensazioni sbagliatissime, ecco perché!

Non sono sicura di cosa fare. Dovrei mandargli un messaggio o forse no?

Assorta nei miei dubbi, ne vengo destata dal rombo di un'auto. È così forte da ricordarmi quello della Lamborghini. Confusa alzo lo sguardo, chiedendomi che cos'abbia dimenticato Daryl per essere tornato indietro. Ma non potrei essere più in errore. A svoltare l'angolo, infatti, non è l'Aventador, ma una magnifica, imponente e del tutto inaspettata, Bugatti Veyron.

A bocca aperta, rapita dalla bellezza di quell'auto, rimango immobile a fissarla, mentre questa si ferma poco distante da me. Un istante più tardi, il suo proprietario apre lo sportello e scende in tutta la sua eleganza. Un completo a giacca nero ne mette in risalto la figura slanciata e ne accentua l'aura potente e magnetica.

«Buonasera, Chiara

Sentirlo rivolgersi a me in italiano fa apparire un sorriso spontaneo sul mio viso.

Fa il giro dell'auto e apre lo sportello dalla parte del passeggero, poi, con un sorriso altrettanto genuino - che non avevo previsto - mi tende la mano e m'invita a entrare.

Faccio un respiro profondo. Ora sono sola e se entro in quella macchina potrei arrivare a un punto di non ritorno. Prendo coraggio, ormai non posso scappare o tirarmi indietro, dovrò fare solo molta attenzione. Metto via il telefono nella tasca del cappotto e, in fine, entro in macchina.

Non saprei descrivere le sensazioni, la Bugatti è bellissima. So che la produzione è limitata, ovvero, vengono create solo su richiesta. Giacomo è così tanto ricco... che gli importa di cinquecento mila dollari?

Sospiro poiché conosco bene la risposta: è una questione di principio e potere.

Beh, se morirò sta notte, posso sempre dire di aver avuto una vita breve, ma intensa e di aver poggiato il culo su due auto di lusso. Son soddisfazioni!

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