Capitolo 40 Questa cosa tra di noi (parte seconda)

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CHIARA

Contrae la mascella e avanza di un passo verso di me minaccioso.

«Ti avevo liberata o sbaglio?»

Piccola e fragile, è così che il suo sguardo mi riduce. Non riesco a pensare in fretta e formulare una frase, riesco solo ad annuire.

«E allora non vedo per cosa ti serva tempo.»

Lapidario, sputa fuori quelle parole cariche di veleno, un veleno che ha un effetto paralizzante.

Senza aspettare una risposta, volta le spalle e continua a camminare.

«P-per D-daryl» Sibilo incerta, ma è abbastanza per far sì che Arena arresti il passo.

Irrigidito, stringe i pugni, mi osserva di sbieco da sopra la spalla e quegli occhi infuocati di rabbia, ridotti a fessure, non promettono nulla di buono.

«Il piano, quindi, era questo: tu che giochi a fare la gatta morta con me per salvare il culo a loro, giusto?»

D'istinto indietreggio. Sono in trappola come un topo: non posso fuggire perché sarebbe una mossa stupida e al contempo noto che siamo finiti a parlare in una zona meno trafficata a ridosso di un vicolo buio.

Non ho saliva e anche il respiro è corto, in procinto di abbandonarmi. Se svenissi, forse, non mi accorgerei di morire se Arena decidesse di premere il grilletto contro il mio corpo privo di sensi.

Cosa ne sarebbe poi dei gemelli?

Arena andrebbe diretto a casa Daryl ed è probabile che uccida anche lui senza se e senza ma.

Prendo coraggio e provo a parlare.

«Non è com-»

«Cosa? Non è come penso?» M'interrompe. La furia che gli leggo negli occhi è accentuata dal tono di voce alto e arrochito.

Resto zitta, ma sostengo il suo sguardo. Prendo tempo per cercare di contenere il danno e trovare le parole giuste per provare a calmarlo.

«Ma tu pensi che io sia un imbecille? Che una ragazzina come te possa fottere uno come me?»

Mi afferra la spalla e gli occhi mi cadono su quella stretta. Vorrei indietreggiare, ma sono paralizzata dal terrore. Come un animale indifeso, con le spalle contro a un muro e un predatore feroce pronto a saltargli addosso, ho il battito accelerato e gli occhi sbarrati che riporto su di lui nella speranza che vedermi in questo stato lo riporti alla lucidità.

«Mi piacevi ed è solo per quello che sei ancora viva e vegeta.»

Nella voce, abbassata, ma pur sempre dura, sento l'esitazione e un interesse sincero. Non dovrei, ma il senso di colpa mi attanaglia perché non sono abituata a prendermi gioco degli altri.

Cos'altro avrei potuto fare?

Approfitto di questa sorta di calma e raccolgo quell'ultima briciola di forza che stenta abbandonarmi.

«Ascoltami...»

«No! Tutta questa farsa, il vostro gioco, il tuo gioco, finisce qui!» Sentenzia lapidario, per poi assumere un atteggiamento superficiale. Mi lascia andare la spalla e incrocia le braccia al petto:

«Hai usato tutti gli assi che avevi nella manica, bambolina, e adesso la partita è solo a mio favore. Vattene, prima che mi rimangi la parola e decida di farti fare la fine dei tuoi amici.»

Non so cosa spinga a non credergli: la pazzia forse, oppure il bene verso i gemelli Avila che mi carica di coraggio e suggerisce di impormi.

L'amore per Daryl...

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