Capitolo 36 Una bruja per il truffatore (parte terza)

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DARYL

Cerco di ritrovare la lucidità necessaria a finire la storia.

Una vita intera non può essere raccontata in una notte...

Significa snaturarla, minimizzarla, eppure sto facendo del mio meglio per toccare, quanto meno, tutti i momenti significativi.

Ignoro i suoi occhi e accendo un'altra sigaretta.

«Quella notte, la gang doveva riprendere forma, non potevamo restare allo sbaraglio. Dovevamo organizzarci e qualcuno doveva riprendere il controllo. Di solito, passa al secondo in carica, ma essendo anche lui rimasto ucciso nello scontro, il titolo di Jefe andava conquistato in altro modo. Io avevo i soldi, avevo scalato la gerarchia e conoscevo i giri della gang, mi serviva solo un po' di organizzazione e tempo. Soprattutto avevo Blake, era difficile opporsi a noi due, anche se ci fu chi lo fece, ma...»

Sospiro. Credo di non aver .ai parlato così tanto in vita mia. Le parole rotolano fuori una dietro l'altra e mi sento privo di energie, non ci sono abituato ed è così strano sentirsi esausti solo per una chiacchierata.

«Ma a voi li avete convinti... a modo vostro!» sentenzia piccata e con la presunzione di sapere tutto. Mi fa sorridere, ma si sbaglia. Certo, non la biasimo se è arrivata alla conclusione sbagliata, non le ho dato molti motivi per pensare positivo.

«Non quella sera, no.» I sensi di colpa mi uccidevano, «Chi voleva andarsene doveva farlo in quel momento, non avrebbero avuto ripercussioni, ma chi restava doveva giurare fedeltà a me e solo a me.»

«Intendi dire che avete di nuovo effettuato quel... rito?»

Abbassa gli occhi. Comprendo che per lei sia inconcepibile il nostro modo di vivere, ma sono felice di poterle smentire i timori.

«Non proprio, no. Scelsi qualcosa di simbolico e meno doloroso, pur essendo d'impatto.»

Accendo la sua curiosità, la vedo sistemarsi sul divano, accavallare le gambe e prestare attenzione, desiderosa di ascoltare. Dal canto mio, preferisco mostrarle cosa intendo. Mi alzo e comincio a spogliarmi sotto lo sguardo sgomento e incerto della bruja. Tolta la camicia mi risiedo accanto a lei e le indico il tatuaggio che ho sul petto: una A contornata da rose e spine che si intrecciano a formare una croce.

«Ho costretto tutti a farsi questo tatuaggio, ad avere la mia iniziale incisa sulla pelle. Ogni pandilla ha il suo simbolo e io volevo essere il simbolo di me stesso.»

Avvicina la mano e con i polpastrelli mi sfiora il tatuaggio.  Lo sguardo concentrato di chi cerca di assimilare il significato dietro quel disegno. Indugia sulle spine, come avesse paura che queste potessero ferirla davvero, e forse è così: le mie spine possono pungerla, io posso ferirla più di quanto non abbia già fatto.

A volte mi chiedo se non fosse meglio chiudere questa storia ora che è ancora agli inizi. Lei può farmi del male, ma anche io posso, semplicemente morendo e non voglio essere la causa della sofferenza di qualcuno.

«Quindi ha un significato di appartenenza?»

«Per gli altri sì, per me, quella croce, significa che non ho paura di morire,» o meglio, non l'avevo prima di adesso...
«ma è anche un simbolo di protezione, una preghiera silenziosa per me e coloro a cui tengo, tipo Blake.» e te, a oggi, soprattutto te...

Con tutto quello che ha passato e le situazioni in cui si è trovata, mi è impossibile non volerla proteggere, saperla sempre al sicuro.

Devo porre fine al debito e sbarazzarmi di quella gang, solo così potremmo avere un po' di pace.

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