DARYL
La notte è passata lenta; mi svegliavo e mi rigiravo nel letto in preda ai dolori e ora mi che sono sveglio sono sudato e pervaso da brividi. Credo di avere la febbre. Con difficoltà, scosto le coperte e tento di mettermi in piedi, ho bisogno di sciacquarmi il viso è prendere un altro antidolorifico. Prima che possa scendete dal letto, però, il suono di un leggero bussare alla porta cattura la mia attenzione.
Non voglio che mi veda in questo stato pietoso, perciò mi alzo di scatto e corro verso il bagno. Mi chiudo dentro nell'esatto momento in cui lei entra nella camera. Appoggiato con la spalla alla porta, a stento mi reggo in piedi; la sento compiere dei passi nei pressi del letto.
«Ehi, Daryl, sei...»
«Sono in bagno, sto per fare una doccia. Ti serve qualcosa?» Il tono brusco, deciso a mettere distanza, è più doloroso delle ferite che porto.
Non è quello che voglio... non so cosa voglio.
«No, volevo solo dirti che vado e... sì, insomma, fammi sapere cosa ti dicono i medici.»
«So cosa devo fare. Starò bene.»
Sono uno stronzo.
Non posso vederla, ma immagino lo stupore negativo che le si dipinge sul viso. Forse è contrariata, o forse delusa, una cosa è certa: le sto facendo male, ma se agissi in maniera differente, rischierei di farne a entrambi.
In lontananza mi sembra di averle sentito mormorare un fragile "ok", ma potrei essermelo immaginato. Quello che sento con chiarezza è lo sbattere della porta più violento del dovuto. Ho già imparato a mie spese, e a spese della Lamborghini, che ha il vizio di fare così quando è innervosita.
Volevi conoscere il suo stato d'animo? Eccoti servito: è incazzata.
Non posso certo biasimarla, ma per fortuna non me sono portata a letto o a quest'ora starebbe peggio e io non voglio che stia male per me... per uno come me.
Non le posso dare quello che merita sia in termini di sentimenti che in generale nella vita. Lei cerca l'amore, io fuggo da esso, non può funzionare senza che uno dei due faccia soffrire l'altro e per quanto sia contraddittorio e inverosimile, tango troppo a lei per imprigiornarla in qualcosa che non ha una certezza.
Purtroppo, ora ho altro a cui pensare. Il braccio pulsa ed è probabile che i cerotti non tengano più la ferita, e anche il fianco continua incessante a dolermi.
Esco dal nascondiglio che mi ha celato agli occhi della bruja. Ora piu che mai mi sento davvero un topo codardo e per quanto lei dica che le piacciono, sono certo che se potesse mi schiaccerebbe la testa sotto un tacco a spillo.
Sospiro, incerto su come comportarmi con lei, e vado alla ricerca del cellulare. Sullo schermo trovo una chiamata da parte di Manuel e qualche altro messaggio dai membri della gang. Nulla di importante, ma ricordo che Manuel voleva parlarmi giorni fa e me ne ero dimenticato.
Perciò decido che sarà lui ad accompagnarmi in ospedale. È un tipo discreto ed eviterà domande eccessive a differenza di Ray. Gli mando un messaggio con l'ordine di essere alla villa il prima possibile, asserendo che è urgente.
Trascino il corpo fino al pianon di sotto e a ogni scalino invento una nuova imprecazione colorita, tanto che farebbero sbiancare e svenire un intero convento di suore.
«Madre de Dios, qué has hecho?»
Le suore?
Sussulto e mi rendo conto dell'idiozia che ho pensato quando, alzando lo sguardo, vedo Estela sull'uscio dell'ingresso. La porta ancora aperta e la sua borsa a terra. Ha le mani a coprirle la bocca, è evidente che sia sconvolta dal mio aspetto.
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Embrujo
Romansa[COMPLETA] [IN REVISIONE] Energica, piena di vita e a tratti un pò fuori dalle righe, Chiara è una ragazza che si è trasferita a New York da meno di un anno. Nella grande metropoli ha fatto la conoscenza di Blake e con lui ha stretto un forte legam...
