Capitolo 35 conti da regolare (parte seconda)

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CHIARA

Finito di bere il drink, Daryl raddrizza le spalle, si guarda intorno e poi, con un breve cenno della testa, m'invita a seguirlo.

È arrivato il momento.

Una folla si riversa nel corridoio, tra questi scorgo Blake, ma troppo lontano perché possa vederlo in faccia e capire in che stato d'animo si trovi.

Arriviamo a quella porta nascosta: dà su una scalinata buia dal fondo della quale si eleva una luce a neon bianca.

Daryl si posiziona davanti a me e mi prende la mano, mentre insieme scendiamo uno scalino alla volta. Faccio fatica a vedere i miei stessi piedi, perciò procedo lenta intasando la fila che scalpita per arrivare al piano di sotto.

Quello che ci attende in quella sala sotterranea è una riproduzione fedele di un ring, seppur più piccolo rispetto a quello degli incontri ufficiali. Fari a luci bianche sono posizionate sopra il ring, l'iridescenza è tale da illuminare le zone circostanti.

Le persone si sparpagliano e prendono posizione lungo tutto il perimetro del ring. Gridano e cantano, urlano i nomi degli sfidanti e fischiano. L'atmosfera è particolare: festosa certo, ma questi incontri sono clandestini, le scommesse rendono competitivi e talvolta incattiviti. Non mancano, infatti, insulti per chi patteggia per uno sfidante piuttosto che l'altro.

«Uhm, ma tu sapevi già contro chi dovevi combattere?» Chiedo a Daryl dopo aver sentito più e più volte urlare sia il suo nome che quello dell'avversario.

«Di solito lo so prima. In questo caso so di chi stanno parlando, ma non ero stato informato.»Risponde stizzito.

«È un tipo, uhm, pericoloso?»

«No, ma pesa dieci chili in più di me. Non sarebbe stato un incontro equo e avrei avuto molta difficoltà. Quel pezzo di merda questo scherzetto me lo paga, ma fortuna vuole che sarà Blake a salire sul ring, no?»

Ha lo sguardo assente, pensoso, mi chiedo cosa intenda con "me lo paga". Questo è uno di quei momenti dove quell'ombra gli cala sugli occhi e finché quella nube non sarà passata, non potrò far nulla per fargli cambiare umore. A volte mi sento impotente. Lo conosco troppo poco per poter capire cosa gli passi per la testa in questi istanti.

Non ho il tempo di indagare oltre in quanto sale sul ring una sorta di presentatore. Il tizio inizia a parlare in spagnolo e afferro una parola ogni cinque. Si capisce bene, però, quanto anch'egli sia esaltato. Appena pronuncia il nome dello sfidante, questo entra in scena incitando la folla. Sale sulle corte e alza il pugno al cielo. Quando arriva il turno di, Blake, questo assume un atteggiamento tranquillo. Nulla di eccessivo, si limita ad allargare le braccia contro il pubblico e una serie di fischi e grida di incoraggiamento si elevano dalla maggior parte dei presenti. Osservo Daryl che non muove un muscolo, stento a credere che stia respirando da tanto è immobile. Mi alzo sulle punte e gli sussurro all'orecchio:
«Tutto bene?»

«Sì, è me.» sentenzia lapidario senza darmi ulteriore possibilità di proseguire il discorso.

Il gong suona e il presentatore fa separare gli avversari. Non ci sono i soliti convenevoli, i saluti con i pugni non sono contemplati. Se non c'è questo tipo di sportività, mi chiedo come possa essere un combattimento pulito. Mi preoccupa e non posso far a meno di pensare al film "Million dollar baby". Mi mordo le unghie e cerco di scacciare i pensieri negativi. Spero solo che Daryl possa intervenire in tempo se qualcosa va storto.

Niente deve andare storto... non questa volta.

L'incontro inizia. Blake sembra danzare sul tappeto, confonde l'avversario e schiva i primi colpi prendendosi gioco di lui. Credo che voglia farlo stancare prima di attaccare.

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