Capitolo 19 Più che amici... fratelli

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~Mi sento incompleta e lo sarò per sempre. Una parte di me è morta e non c'è niente e nessuno che potrà cambiare la mia condizione. Il vuoto che mi porto dentro è incolmabile. Sono condannata a una vita a metà, con la consapevolezza di essere sola.~

Hell 

CHIARA

Il weekend è iniziato una schifezza. È sabato sera e sono in casa sdraiata sul divano con indosso una tuta di un colore non ben definito. Credo che sia blu, o meglio nero slavato e ora sembra blu. Sembro la versione taroccata di Bridget Jones, solo più sfigata.

Sembro più nonna Abelarda.

Mi annoio, in TV non c'è niente che m'interessi e di solito passo il sabato sera in compagnia di Blake. Non l'ho più sentito da quella sera fuori dal ristorante. Io non ho scritto a lui e viceversa. Essere testardi e orgogliosi sono difetti che ci accomunano, tuttavia mi chiedo se anche lui stia male come sto io. È la seconda volta che discutiamo nel giro di pochi giorni, ma non era mai successo che non ci parlassimo per un tempo così prolungato.

Però, Blake, non è l'unico che non sento da giovedì sera. Neanche Daryl si è più fatto vivo. Non che mi aspettassi dei messaggi, ma abbiamo condiviso così tanto in così poco tempo, che mi pare strano non averlo intorno.

Bugiarda! Il messaggino lo vuoi eccome!

Avrei potuto mandarglielo io, ma dargli impressioni sbagliate non è in cima alla lista delle cose che voglio fare.

Perché sapresti di dargli le impressioni giustissime!

Sbuffo. Ammetto che mi piaccia e tanto e per quanto io sappia che non va bene, vorrei che quel maledettissimo telefono squillasse.

Come se l'universo sentisse i miei pensieri, un trillo.

Sussulto e il polso accelera per la sorpresa.

Telefono?

Troppo presa dalle fantasia e vane speranze, non mi accorgo che a suonare non è affatto il cellulare, ma il campanello della porta.

Mi alzo di scatto, ma mi rendo conto di essere impresentabile e, a differenza di quanto speravo poco fa, mi ritrovo a scongiurare che non ci sia Daryl fuori da casa mia.

Mi vedesse così... che figura...

Dovrei fregarmene beatamente, perché non è previsto che mi veda sempre tutta agghindata, specie se arrivasse a casa mia all'improvviso. Tuttavia, non mi va di farmi trovare nella versione "antisesso".

Cerco di darmi una sistemata per quanto possibile, ma non posso fare molto. Faccio un respiro profondo e apro la porta.

Occhi tristi e spalle ricurve che riducono l'altezza del ragazzone di fronte a me.

«Little I... m-mi fai entrare?»

Sa bene che lo farei entrare a prescindere da tutto. Mi sposto di lato e gli lascio il passaggio. Restiamo in silenzio.

Si guarda intorno, mani nelle tasche del giubbotto in pelle che non accenna a togliersi. Blake, di solito, si comporta come se fosse a casa sua: entra, lancia scarpe e soprabito dove capita e si stravacca sul divano. Oggi no. Si comporta come l'ospite indesiderato, senza sapere che non è così e che io sono felice che sia qui. L'orgoglio m'impedisce di parlare, ma per fortuna lui rompe il muro che, in parte, ha contribuito a creare.

«Sono venuto per parlarti e... scusarmi. Sì, insomma, non dovevo essere duro con te, ma mi sono sentito preso in giro. Tu non mi hai mai mentito e, invece, da quando frequenti Daryl tu...»
«Basta così, Blake...» lo interrompo brusca e alzo il palmo della mano a rinforzare il concetto «non è colpa di Daryl se io non ti ho detto di essere stata alla corsa o che andavo a cena con lui.»

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