Capitolo 38 È impossibile non amarti (parte seconda)

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DARYL

Spero che sia solo stanca e non sia ferita.

Mi affretto,  mi inginocchio accanto a lei e le prendo il viso tra le mani, forse con gesti troppo bruschi perché emette dei piccoli lamenti.

«D-daryl sto... sto bene, sono s-solo stanca.»

Troppo stress per lei, né ha passate tante e quest'ultimo agguato di Isabela non ci voleva.

Le accarezzo il viso e le do un bacio sulla testa.

«È l'adrenalina che lascia il tuo corpo. Vieni, ti aiuto ad alzarti.»

La tengo stretta a me per paura che le gambe le possano cedere e a passi lenti la riporto alla macchina. Torno a recuperare la sua pistola che ha lasciato cadere a terra e poi anche io m'infilo nell'abitacolo. Metto in moto e apro il cancello con il telecomando. Percorriamo il vialetto in silenzio, ma se lei è provata e ha scaricato l'adrenalina, io no.

Sono agitato e preoccupato. Voglio che si stenda e si spogli perché devo controllarle ogni centimetro di pelle e constatare con i miei occhi che non abbia riportato alcuna ferita.

Non appena entriamo in casa l'accompagno in salotto. Accendo le luci e tolgo i led che avevo posizionato sul divano, in modo che possa sdraiarsi se lo desidera.

Mi è inevitabile pensare a come era iniziata questa serata. La perfezione e la cura che avevo messo in ogni singola sorpresa per farle dimenticare tutto il male che ha dovuto vedere e subire in queste settimane.

È come se il destino si accanisse contro di noi e non la volesse vedere tranquilla e felice.

È colpa mia

Se non fossi entrato nella sua vita o se solo mi fossi imposto quella sera con Giacomo e le avessi impedito di mettersi in mezzo, ora lei sarebbe a casa sua, magari con un buon libro e una tisana calda, senza alcuna preoccupazione e di certo – anche se lei lo ignora – non dovrebbe andare in giro con una scorta armata alle calgagna.

L'aiuto a sfilarsi il cappotto, ma lei mi ferma le mani.

Sono di nuovo stati brusco?

«Daryl, sto bene. È solo che non ci sono abituata, tutto qui.»

E non si deve abituare.

Anche se la parte più profonda ed egoista di me, la vorrebbe sempre al suo fianco.

Vederla ferma e decisa con quella pistola in mano mi ha dato un brivido e al ricordo sorrido.

La mia piccola gangster.

Ma non è così che voglio vederla vivere.

Eppure, nonostante tutto, più la guardo più ringrazio Dio di avermela fatta incontrare.

Nonostante mi ripeta di stare bene, vado in cucina a prenderle un bicchiere d'acqua nel quale aggiungo un cucchiaio abbondante di zucchero.

La lascio bere tranquilla e vado al piano superiore. Nel bagno prendo il kit di medicazione. Sto per uscire, quando mi viene in mente una cosa:

Forse un altro bagno caldo l'aiuterebbe a dormire meglio e aiuterebbe anche me...

Perciò riempio di nuovo la vasca con l'acqua calda e poi scendo a vedere come sta.

Mi siedo accanto a lei. Ha il viso stanco e le mani le tremano ancora. Getto uno sguardo al collo e quei graffi che Isabela le ha procurato sono ben visibili.

Tiro fuori dal kit il cotone e il disinfettante, ma lei protesta.

«Sono solo graffi superficiali, dai, non è niente.»

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