Capitolo 13 Ehi, Portorico (Parte seconda)

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CHIARA

Arriviamo nei pressi del Jamaica Bay Wildlife Refuge e Daryl rallenta. Avevo intuito bene!

La strada è sterrata e Lamborghini procede lenta fino ad arrivare al lago. Lì vi è un raduno d'auto e, ammassata intorno a esse, una folla chiassosa ha già iniziato a fare baldoria. Le casse, come mi aveva già informato Daryl, suonano musica latina. C'è chi balla, chi è seduto sopra i tettucci o i cofani delle macchine, chi beve e chi amoreggia.

L'atmosfera è festosa, tuttavia io, dopo quello che mi ha detto il portoricano accanto a me, non riesco a tranquillizzarmi.

Non appena la Lamborghini fa la sua comparsa, la folla si sposta per lasciarla passare, ma non solo: voci unite, braccia in aria, le persone sembrano più esaltate di prima e invocano il nome del portoricano.

Chi diavolo sei Daryl Avila?

Di sicuro è conosciuto e amato, ma è davvero solo questo o c'è altro?

Dopo aver tenuto un ghigno di fastidio per diversi minuti, Daryl sembra ora tornato di buon umore. Un sorriso soddisfatto sul volto e le spalle dritte e impettite.

È dove deve essere, è nella sua pelle... Lui appartiene a questa vita, a questa gente, a questo mondo.
Questa è l'impressione che mi sono fatta di lui.

Parcheggia in disparte rispetto alla folla e, spento il motore, mi lancia un'occhiata.

«Tieni a mente quello che ti ho detto e... »
«Ho capito! Devo starti appiccicata e non fare nulla di avventato. È tutto chiaro.»

Nonostante io lo abbia interrotto e gli abbia risposto in maniera stizzita, non si scompone, anzi, sorride.

«Non si sa mai cosa possa succedere e un fiorellino delicato come te può rischiare di essere coinvolta in qualche brutta situazione.»

È preoccupato e lo capisco, in parte, come ha detto lui: io sono estranea a questo mondo.
Non prenderò iniziative e mi limiterò a fare quello che mi dice.

Annuisco in segno di intesa ed entrambi apriamo le portiere. Vengo subito trasportata dall'atmosfera festosa. Le persone danzano a ritmo di musica.

Tuttavia, non mi sono indifferenti gli sguardi nella nostra direzione. M'imbarazzano e istintivamente deglutisco.

Daryl si avvicina a me, mi passa una mano intorno alla vita. Il contatto è inaspettato, perciò alzo di scatto lo sguardo su di lui. È calmo, sorride. I suoi occhi m'infondono tranquillità. Sono un fuoco ardente che mi riscalda dal freddo delle mie ansie.

Abbassa il viso fino a sfiorare con le labbra il mio orecchio, nel quale sussurra:

«Resta ferma qui. Dammi un minuto e torno.»

Pone fine al contatto. È Incredibile come io, ora, mi senta nuda, priva di qualsiasi protezione. Lo guardo allontanarsi e raggiungere la folla. Rimango immobile, spaesata. Sfrego le mani una contro l'altra, ma non per il freddo. Sono a disagio, non so dove puntare lo sguardo, perciò cerco di concentrarmi su Daryl.

Viene accolto da pacche sulle spalle e amichevoli strette di mano. Un uomo gli si avvicina e gli porge una birra già aperta, che lui accetta. Ne beve un sorso e, poi... ride. Non so cosa si stiano dicendo, sono troppo distante, ma una cosa è chiara: le persone sono felici che lui sia qui.

Qualcuno deve avergli indicato me, perché si volta e parla nella mia direzione. Il senso di disagio si amplifica. Abbasso gli occhi e mi stringo nelle spalle. Preferisco guardare i miei stivali. Non amo essere al centro dell'attenzione, non in un contesto che non sento mio e non così.

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