Capitolo 37 Ho una sorpresa per te (parte seconda)

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CHIARA

Sbatto le palpebre più volte, quando una debole luce filtra dalla finestra. Deve essere una giornata nuvolosa, il sole non è al massimo dello splendore. Mi stiracchio e mi rendo conto di essere in camera di Daryl.

Mi ha portata fino qui...

Ero così stanca che non mi sono accorta di nulla.

Ha fatto le scale con me in braccio...

Mi volto verso l'altra piazza del letto e lo vedo lì, accanto a me. Non succede mai, di solito Daryl si sveglia molto prima di me al mattino.

Deve essere esausto...

Vederlo dormire per la prima volta così profondamente, mi suscita tenerezza e d'istinto gli passo il dorso della mano sulla guancia.

Il viso rilassato e il respiro regolare, così tranquillo che nessuno sospetterebbe che non sia affatto docile, ma addirittura il capo di una gang.

Le rivelazioni di questa notte riaffiorano e non posso far a meno di pensare a quanta strada lui abbia fatto dal barrio, come lo chiama lui, a questa enorme villa.

Ha vissuto una vita intensa, costellata da avvenute, ma anche eventi tragici come la morte dei suoi genitori. E poi... quella famosa litigata con Blake della quale ancora non mi ha parlato.

Tuttavia, ciò che ha raccontato, invece che spaventarmi, da vita a un sentimento più profondo e radicato: sono preoccupata. Ho paura di perderlo, che prima o poi questo stile di vita lo porti via, ma ciò che mi spaventa è che lui lo sa. È consapevole dei pericoli, eppure sceglie di rimanere appeso a un filo.

Ma se conosco Daryl, questo è il suo motore: l'adrenalina. Il non sapere se quando vedrà la luce del sole al mattino sarà per l'ultima volta. E poi, sbruffone com'è, anche l'idea di sfidare la morte e sfuggirgli ogni volta, sono certa che gli dia estrema soddisfazione.

Sorrido al pensiero, poi allungo una mano verso il comodino per controllare l'ora. Impallidisco nel constatare che non solo non è mattino presto, ma sono in un ritardo mostruoso a lavoro.

Questa volta Gregory mi ammazza.

Scosto le coperte e mi catapulto giù dal letto. Corro in bagno per darmi una sistemata veloce, non ho il tempo di una doccia tranquilla. Quando esco, mentre sistemo i capelli in una coda disordinata, provo a svegliare Daryl, se mi accompagna lui limiterò il mio ritardo.

«Daryl!, Daryl svegliati.»

Un mugugno infastidito proviene dalla sua figura che, anziché svegliarsi, si mette a pancia sotto e m'ignora.

È scemo?

Sbuffo e vado a prendere i primi vestiti che trovo nella cabina armadio.

Oggi mi prendono come capita, anche se dovessi sembrare Andy de "il diavolo veste prada" al primo giorno di lavoro.

Lancio un'occhiata nella stanza, mentre mi infilo un paio di jeans scuri, così stretti che faccio fatica a farli passare dai polpacci.

Mi sto innervosendo...

Daryl non si muove, perciò provo di nuovo a svegliarlo, questa volta però urlo:

«Daryl, maledizione, sono le dieci e mezza!»

Alza la testa di scatto. Forse ho smosso qualcosa. Puntellato sui palmi si volta come se gli avessi detto che ho incidentato la Lamborghini.

«Le cosa?» Chiede angosciato.

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