Capitolo 27 Il primo passo

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~L'amore, a volte, è solo una questione di scelte ostinate. "Scelgo di amarti, nonostante tutto".
Hell

CHIARA

Ho ripensato tutta la mattina al discorso che mi ha fatto Blake ieri sera; mi sono calmato, lo ammetto, tanto che sono riuscita a finire in tempo i consigli per la rubrica. Però, anche se la rabbia non è più solidificata, aleggia comunque nell'aria. La sento addosso, mischiata al mio profumo e alla frustrazione, che m'impedisce di cercarlo e chiarire.

Il cervello è impostato su "Mi hai fatto male e ora strisci, striscia!"

Come ha detto Blake, però, la stronza non è un ruolo che mi si addice e infatti è più per codardia che non gli scrivo.

Se fosse lui ora a essere offeso? Se fosse lui a chiudermi la porta?

Mordo le unghie, le spezzo, mi accanisce contro di loro per evitare di spaccare il telefono con la sua chat aperta. Sarà almeno mezz'ora che la fisso e faccio avanti e indietro dal salotto alla cucina, nella speranza che camminare mi tranquillizzi, ma se mi vedesse qualcuno vedrebbe solo una pazza che effettua comportamenti stereotipati.

Un suono fastidioso e incessante, però, mi impedisce il perpetuare di questa sorta di mania. Mi avvicino cauta, con il cuore in gola, perché so che c'è una sola persona che, fin ora, ba fatto suonare gli apparecchi finché non ho risposto.

Prendo un respiro profondo e alza la cornetta.

«Chi è?» Chiedo con una finta sicurezza.

«Un povero convalescente che ha bisogno della sua infermiera preferita, risponde al nome di "bruja".»

Lo sapevo, Portorico.

Il mio ego schizza alle stelle, fa un giro intorno alle galassie più lontane per tre o quattro volte e poi si ridimensiona.

«Sali.»

Gli apro il portone e, mentre penso alla soddisfazione che provo, corro davanti allo specchio per osservare la situazione "me". Indosso quell'orribile tuta, ma non ho certo il tempo di mettermi "in tiro", devo velocizzarmi e provare a rendermi carina. Corro in camera da letto e afferro il primo maglione che ho nell'armadio e un paio di leggings.

Mi si vedrà il culo...

Beh, sempre meglio che la tuta da "scappata di casa".

Sciolgo i capelli e mi butto a testa in giù per dargli un po' volume.

Vorrei andare in bagno a mettermi un filo di mascara, ma quel bastardo di un ascensore è stato più veloce di quanto pensassi. Daryl è al campanello.

Pazienza, mi trova come sono, punto e basta.

Un altro respiro profondo e vado alla porta. Una parte di me, quella ancora arrabbiata, avrebbe voluto gridargli "Vaffanculo" e lo avrebbe lasciato fuori dal palazzo, tuttavia, lui uccide il mio orgoglio, lo rende inesistente e fa si che prevalga la pazienza e la comprensione.

Apro la porta e lo trovo ricurvo e dolorante con quell'espressione da cane bastonato che mi fa tremare le ginocchia.

Incrocio le braccia al petto, voglio comunque che capisca che mi ha ferita e non se la caverà con la pena.

«Che ci fai qui?»

«Non rispondi ai miei messaggi.»

Ma va?

«Ero impegnata.»Puntualizzo.

«Sì, lo so che eri con Blake, ma oggi potevi chiamarmi.»

«Mi è parso di capire che ti dava fastidio, sbaglio?»

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