Capitolo 39 Non aprire quella porta

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~Non puoi mettere le catene al vento~
Hell

DARYL

Spengo il PC, rabbioso e nervoso da quello che ho visto: ultimamente si sono registrati dei cali negli investimenti e ho bisogno urgente di trovare nuovi polli se non voglio che la truffa vada in fumo.

Anche la polizia in mezzo alle palle proprio non mi ci vuole!

Tuttavia, una nota positiva c'è: mi è arrivato l'intero assegno dal compratore della Mustang e adesso siamo a quota duecento mila dollari. Purtroppo ancora lontani dalla cifra richiesta da Arena, ma sta sera passerò al Garage e controllerò l'intera situazione.

Sono assorto nei pensieri, quando una strana sensazione mi pervade. Alzo gli occhi verso soglia dell'ufficio e lì, in piedi appoggiata allo stipide, c'è Chiara che mi osserva in silenzio.

È tornata d lavoro e nemmeno me ne sono accorto.

Non sono in vena di parlare perciò, le vado in contro, ma l'obbiettivo è uscire da qui.

«Devo fare una cosa in un posto vuoi venire?» Le chiedo, mentre la supero senza degnata di uno sguardo e tirando dritto verso il corridoio.

«Puoi essere più ambiguo?»

La domanda sarcastica arresta la mia camminata, ma le rispondo conunque di fretta e stizzito:

«Devo passare al garage, se vuoi venire con me, muovi il culo e fai meno domande.»

Non aspetto una risposta e proseguo giù per le scale. Ogni gradino mi snerva, ma ancora di più mi disturba il suono dei tacchi di Chiara che mi segue.

Arrivato al piano di sotto, però, vengo raggiunto, non da lei – data la scarsa lunghezza delle sue falcate – ma dalla sua furia.

«Senti un po', Portorico, mi spieghi che...»

Non le faccio finire la frase, mi volto di scatto e lei si pietrifica sul posto. È evidente che i tratti del viso parlino al posto mio.

«Mancano sì e no dieci giorni alla scadenza che ci ha dato Arena, quindi scusami, principessina del cazzo, se non ti degno di attenzioni, oggi!»

Lei spalanca gli occhi, ma non ribatte. Si stringe nelle spalle, risentita, con molta probabilità, da ciò che le ho detto, ma lo sa bene anche lei che ho ragione.

Distoglie lo sguardo da me e fissa le sue scarpe. Sembra addirittura più piccola del solito, come se l'avessi costretta a chiudersi dentro a un guscio di pesante silenzio.

Vederla così mi fa sentire perchè sono consapevole di essere intrattabile e che lei non c'entra con il malumore che struscia contro i miei nervi rendendomi facile allo "scatto".

Anzi, lei è l'unico raggio di sole in questo periodo buio, ma io riesco a ombrare anche lei con il mio comportamento.

Da quando la conosco non faccio altro che scusarmi con lei dopo aver esagerato. Ormai è un'abitudine.

Una volta in più non cambia niente.

Faccio un respiro profondo.

«Mi dispiace. S-sono solo... nervoso.»

So di sottolineare l'ovvio e so che dovrei dirle qualcos'altro, ma in questo momento non riesco a far altro che pensare a quel debito.

«Ma sono felice di mostrarti il garage.» Addolcisco i toni e mi avvicino. La prendo per le spalle e la scuoto con delicatezza, come se questo bastasse a liberarla da quel guscio.

EmbrujoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora