Capitolo 42 Zenzero e limone

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~Gli opposti si attragono, i simili stanno bene insieme, ma i complementari s'incastrano nell'anima, uniti anche quando fa male.~
Hell

CHIARA

Il delirio che ha accompagnato gli ultimi due giorni si è placato. La febbre è scesa e riesco a staccare la schiena dal letto. I dolori alle ossa sembrano concedermi una tregua permettendomi di alzarmi in piedi.

Non ricordo nulla delle quarantotto ore precedenti. Ancora offuscata dagli strascichi della febbre, la mente è attravesata da troppe immagini confuse. Solo una è chiara e limpida, incisa con un ferro rovente: la rottura con Daryl.

La stretta al cuore è impossibile da evitare ed è così forte da piegarmi in due. Rischio di perdere l'equilibrio e finire di nuovo nel letto. Non ho mai provato un dolore del genere per un uomo. L'anima sembra strappata e i lembi in disordine sanguinano al ricordo delle parole di Daryl che mi rimbombano in testa senza tregua. Porto una mano alla fronte, e l'altra sul comodino accanto a me, per aiutarmi a mantenermi in piedi.

D'un tratto la porta della camera si apre e sulla soglia c'è Blake. Un gomito sulla maniglia poiché ha le mani occupate da un vassoio.

«Ehi, rimettiti giù.»

Compie grandi falcate e posa il vassoio ai piedi del letto, per poi avvicinarsi con l'intento di aiutarmi.

«Sto bene. La febbre è passata e volevo sgranchirmi le gambe.»

«Non è ancora il momento. Hai passato due giorni in balia dei deliri ed è meglio se ti riposi ancora un po'. Guarda» si volta e indica il vassoio sul quale c'è un piattino da dessert con un'enorme fetta di torta e accanto una tazza fumante. Mi si illuminano gli occhi.

«Caffè?» Chiedo entusiasta.

«No, Little I, direi che il caffè non ti fa bene. È una tisana.»

Storco il naso in una smorfia delusa, ma per lo meno mi ha portato un dolce.

«E la torta che cos'è?»

«Se ti rimetti a letto te lo dico.»

Questo è un ricatto morale bello e buono, ma non ho molta scelta perciò, controvoglia e sbuffando, mi rimetto a letto. Nel farlo, noto una benda caduta tra i due cuscini.

«Blake... ehm... grazie.»

Mi è stato accanto e si è preso cura di me ed è il minimo che possa fare ringraziarlo.

Risponde con un sorriso e una carezza sulla guancia, poi recupera il vassoio, si siede vicino a me e lo posa sulle sue ginocchia.

«Ho pensato che qualcosa di dolce ti avrebbe tirato un po' su» mi passa il piattino e una forchetta. Il emana un profumo invitante, cotto al forno e dalla fattezza morbida. Decorato con una coulisse bianca e piccoli pezzi di limone.

Ne assaggio un pezzo e in bocca ho un'esplosione di sapori. Il limone della coulisse è forte, ma addolcito dal gusto vanigliato dell'impasto.

«Ascolta...»inizia con titubanza «sono stato da Daryl.»

La forchetta mi cade dalle mani provocando un fastidioso stridio quanto entra a contatto con il piatto.

«Lo so che forse non ne vuoi parlare, che non... Chiara, però io una cosa la devo sapere: sei libera dal debito?»

A fatica mando giù il pezzo di torta  che avevo in bocca. Il panico mi assale perché so di aver mentito per settimane e se Blake è stato da Daryl, sa la sua versione, quella data dalle sue supposizioni.

Ma lui non è Daryl.

Cerco di trovare un barlume di buon senso. Se Blake pretende delle spiegazioni è perché mi vuole ascoltare... spero.

EmbrujoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora