DARYL
Esco finalmente da quell'ambulatorio, non ne potevo più dell'odore di disinfettante e di quel bianco alle pareti che, assieme alle luci, acceca gli occhi e trasuda impersonalità, facendomi sentire uno fra i tanti disgraziati capitati in ospedale, un semplice numero.
Anche se devo dire che l'infermiera che si è presa cura di me aveva ancor tutta l'umanità integra.
Fin troppo, dato che mi mangiava con gli occhi.
Il gioco di sguardi però era solo da parte sua. In altre occasioni non avrei perso tempo a lasciarle il mio numero o a invitarla a cena, tuttavia, qualcosa dentro di me ha bloccato la voglia di flirtare.
Qualcosa che sa di dolcezza e peperoncino.
Ero annoiato dell'interazione con l'infermiera, anche quando si complimentava per la mia resistenza e per l'ottima fasciatura amatoriale che mi sono fatto.
E non me la sono fatto certo da solo...
No, è stata lei.
Si è presa cura di me per tutta la sera, ha aspettato che mi addormentassi per andarsene da sola in quella stanza, e io come l'ho ripagata? Trattandola male.
I sensi di colpa mi travolgono e fanno più male della costola lievemente incrinata.
Nel pieno delle facoltà mentali, o quasi visto non riconosco me stesso, prendo il telefono e le invio un messaggio.
Daryl: Ehi, all'ospedale di fanno i complimenti. Saresti un'ottima infermiera. *Faccina con l'occhiolino*
Ho l'impulso di cancellare perché l'impressione è che si senta, dalle righe scritte, tutta l'idiozia che ho addosso. Desisto e premo invio.
Passano i minuti, ma non ricevo risposta. Nel frattempo esco dall'edificio e raggiungo Manuel al furgone. Noto che non è nell'abitacolo, perciò deduco che sia sul retro.
Busso tre volte a cadenza di due secondi e mezzo di distanza tra il secondo e terzo colpo.
La porta scorrevole al lato destro si apre quel tanto che basta per farmi salire, poi viene richiusa con prontezza da Manuel. I vetri oscurati e le pareti rivestite di gomma isolante, permettono totale privacy alle attività del mio giovane amico. Ma le sue precauzioni non finisco qua: la postazione PC è organizzata in modo che possa essere nascosta in caso di controlli veloci al veicolo. Lo schermo è pieghevole e può essere riposto in una sorta di fessura nel pianale che funge da scrivania. Allo stesso modo, il divano sul quale siamo seduti, può essere smontato ed essere disteso in modo da diventare un letto.
Questa è stata l'unica richiesta che mi ha fatto in tre anni di collaborazione e vedere come ha organizzato tutto nei minimi dettagli mi fa pensare di non aver buttato via neanche un centesimo e, inoltre, mi rende fiero di lui.
«Jefe, che ti hanno detto?»
«Manuel, non c'è nessuno, puoi chiamarmi Daryl.»
Scrolla le spalle e assume un'espressione poco convinta. Si è sempre posto, volutamente, uno scalino in meno, senza mai alzare troppo la testa e forse è proprio questo che me lo fa apprezzare e mi rende più semplice concedergli confidenza.
«Comunque» continuo, dato che non ricevo altro che silenzio «Me la sono cavata con cinque punti al braccio e una prognosi di quindici giorni per la costola. Nulla di che.»
Rabbrividisco al pensiero che fra quindici giorni potrei averne più di una fratturata se mi va bene, altrimenti potrei non essere più a camminare tra i vivi.
Ricevo un mezzo sorriso, che per lui significa avermene regalato uno a trentadue denti.
«Allora? Cosa volevi mostrarmi?» Gli chiedo con una certa impazienza, ma ora che ha la mia totale attenzione, sembra di nuovo agitato. Sfrega le mani e abbassa lo sguardo. Scalpita sul posto e tentenna, ma alla fine si decide a sedersi davanti al PC e mi mostra la schermata delle telecamere. Clicca su quelle a circuito chiuso che riprendono il garage e mi mostra le registrazione della sera precedente. Un uomo e una donna incappucciata entrano dalla serranda, se la chiudono alle spalle e poi si dirigono nel mio ufficio. Da lì si vede la donna con le mani nelle tasche di quella che pare una tuta piuttosto larga per la sua figura. Resta in piedi spalle alla telecamera, mentre l'uomo prende qualcosa dal cassetto della scrivania: la chiave del privet. Entrambi si spostano verso la porta designata e la aprono sparendo nella stanza. Da lì in poi non è possibile vedere altro e lo so bene, ho evitato di far installare le telecamere in quella camera da letto improvvisata. Se devo registrare le mie stesse performance sessuali, lo faccio da me senza che nessun altro possa vederle anche solo per sbaglio.
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Embrujo
Romance[COMPLETA] [IN REVISIONE] Energica, piena di vita e a tratti un pò fuori dalle righe, Chiara è una ragazza che si è trasferita a New York da meno di un anno. Nella grande metropoli ha fatto la conoscenza di Blake e con lui ha stretto un forte legam...
