Capitolo 29 Paura e Delirio (parte quarta)

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CHIARA

Sono di nuovo da quel cancello, quello che poco più di un'ora fa avevo abbandonato con l'intento di non attraversarlo mai più.

Questa volta però non sono sola, c'è Blake con me, il quale supera il suddetto cancello, accelera per il vialetto e inchioda davanti alle scale esterne che portano all'ingresso.

Scende e si dirige a grandi falcate nel patio, senza aspettarmi e ignorando gli sguardi sgomenti di coloro che, all'esterno della villa, lo hanno visto arrivare in preda a una furia cieca.

Preso atto che, arrabbiati, i gemelli Avila sono identici, scalza e a fatica, cerco di raggiungerlo per calmarlo o per fargli riaccendere il cervello, prima che faccia qualche sciocchezza.

Purtroppo per me, non ci riesco.

Rabbioso, mette a tacere i due bodyguards che, dopo un attimo di esitazione, lo lasciano passare senza questionare oltre. Quando mi ritrovo davanti a loro, questi mi fissano, ma poiché mi avevano già vista e forse hanno intuito che sono insieme al portoricano dalle spalle larghe, si scostano e mi lasciano libero accesso.

Blake si muove tra la folla come fosse una palla da demolizione, sposta e spinge chiunque gli si pari davanti e lo intralci. Punta dritto verso la postazione dj e Manuel, vedendolo, gli rivolge un breve sorriso che Blake non contraccambia, anzi, si abbassa e stacca di netto la spina della corrente, lasciando di fatto la stanza senza musica.

Nel brusio della confusione generale, qualcuno lo riconosce.

«Blake!»

«È tornato Blake!» Un'altra voce si eleva tra la folla e il brusio diventa acclamazione condita con fischi e applausi.

Resto basita davanti a questa scena, ma il mio amico, invece, sembra imperturbabile.  La sua espressione muta da nervosa a furiosa e, dopo un respiro profondo, urla:

«Tutti fuori dalle palle. La festa è finita.»

Il vociare si fa più intenso, carico di lamentele, ma nessuno segue l'ordine che ha impartito.

Qua l'unico che da ordini è uno solo... e non è Blake.

Per quanto acclamato, infatti, il mio amico non viene preso sul serio, tuttavia non demorde. Innervosito nel vedere che nessuno se ne va, urla più forte:

«Ho detto: Tutti fuori!» e per accentuare il concetto, prende la bottiglia di champagne posizionata sulla console e la scaraventa a terra con violenza.

Le persone lì vicino si allontanano spaventate, qualcuno recupera i cappotti e si accinge a uscire dalla villa. Richiamati dal trambusto arrivano anche i due bodyguards. Si scambiano un'occhiata veloce, ma non si avvicinano a Blake, piuttosto restano lì a dissipare il traffico tra le persone agitate che vogliono abbandonare la festa e il suo risvolto negativo.

Tra la folla in fermento, sbuca anche il padrone di casa. Con uno sguardo truce scatta in avanti per raggiungere la sorgente dei suoi problemi. Purtroppo, vede prima me che Blake.

Mi lancia un'occhiata che mi squarcia come un fedente. Le sue iridi incontrano e bruciano le mie con la potenza di un tornado infuocato. Percepisco la sua rabbia e noto un particolare che mi da ai brividi: la mano destra è dietro la schiena, nascosta sotto la giacca.

L'insopportabile bruciore che mi arreca quello sguardo, viene sostituito da un glaciale timore.

Sono convinta che abbia messo mano alla pistola.

Potrebbe spararmi? Lo farebbe davvero?

I dubbi che ho vengono sanati e smentiti – per fortuna – quando nota dove puntano i miei occhi. Lascia la probabile presa dall'arma e come se nulla fosse si sistema la giacca, poi si muove nella mia direzione, ma lo sguardo gli cade sulla postazione dj e vede Blake.

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