Capitolo 14 Il preludio di un bacio (parte terza)

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CHIARA

Non ho idea di chi abbia dato l'allarme, ma fatto sta che la folla inizia a urlare e disperdersi. Tutti tornano alle proprie auto e si azionano per scappare da questo posto. Il problema è che pare esserci solo una via d'uscita ed è proprio in quella direzione che sta arrivando la polizia.

Daryl mi intima di entrare in macchina e io eseguo, solo che, poco prima di raggiungere la portiera, vengo spintonata. Le ginocchia sbattono al suolo, ma per fortuna riesco a mettere le mani davanti a me ed evitare di farmi male alla faccia.

Sento Daryl imprecare da dentro l'auto.

Già, questo contrattempo non ci voleva.

«Sto bene!»

Gli grido per evitare che scenda dall'auto, perdendo altro temo. Tuttavia, mentre mi rialzo, noto una busta vicino ai miei piedi. Probabile che, nella colluttazione, chi mi ha spinto l'abbia persa. Non mi pongo troppe domande, la prendo e mi affretto a entrare nella Lamborghini.

Una volta dentro, Daryl non attende nemmeno che io mi allacci la cintura mette in moto e parte a tutta velocità. Con mia grande sorpresa, però, la direzione che prende non è quella della strada principale, bensì si immette nella stradina che costeggia il lago, la stessa nella quale ha gareggiato poco fa.

È concentrato nella guida, perciò non me la sento di fargli domande. Mi fido del suo giudizio.

Nel frattempo, sento in lontananza il suono delle sirene della polizia e mi ritrovo a sperare che tutti quelli presenti alla gara riescano a scappare.

In vita mia, non avrei mai pensato che un giorno sarei stata dalla parte dei fuorilegge, ma in fondo, anche io la sono diventata in parte.

Dopo qualche miglio, Daryl effettua una brusca sterzata che mi sballotta, facendomi finire contro la testa sulla sua spalla. Lui non si scompone e, anzi, accelera in quella che è una strettoia sterrata in mezzo alla steppa.

È costretto a rallentare per evitare che la Lamborghini soffra al suo passaggio in una strada impervia per quest'auto, ma il peggio mi si presenta davanti: un tunnel in muratura, così piccolo che credo sia impossibile attraversarlo in macchina. Tuttavia, Daryl accelera.

«Ehm, Daryl, non credo che... »
«Ci passiamo!»

Talmente perentorio che non ci provo nemmeno a ribattere. Se lui è convinto dovrei provare a fidarmi, tuttavia non riesco. Affondo le unghie nel sedile e punto i piedi sul tappetino, come se bastasse questo a salvarmi in caso di uno schianto, e rimango rigida come una statua di ghiaccio.

Come previsto da Daryl, entriamo all'interno del tunnel, ma spostando lo sguardo sul finestrino alla mia destra, il muro è a pochissimi centimetri dal telaio. Basterebbe un piccolo sbandamento e quel muro diventerebbe una grattugia per noi. L'agonia non sembra avere mai fine.

Quanto cazzo è lungo 'sto tunnel.

Trattengo il respiro perché sono certa che, se provassi ad aprire la bocca, uscirebbe un urlo carico di panico.

Per fortuna, poco dopo, usciamo da quel tunnel infernale, lo sterrato prosegue ancora qualche metro per poi ricongiungersi a una strada asfaltata. Non capisco dove siamo, non conosco la zona, ma noto l'imbocco per un cavalcavia. Questo ci porta sulla strada principale e, in pochi chilometri, ci ritroviamo sul Noth Channel Bridge. Dal finestrino riesco a intravedere il Jamaica Bay Wildlife Refuge, dove eravamo poco fa, ma non riesco a capire se ci sia ancora qualcuno.

Beh, credo che siano scappati tutti ormai.

Non sento nemmeno le sirene della polizia, forse siamo salvi.

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