"Non funzionerà mai! Dobbiamo chiamare la polizia, è giusto che paghi per quello che ho fatto." sussurrò Gus al mio fianco, mentre ci avvicinavamo al palco.
Afferrai saldamente la sua mano e sorrisi.
"Smettila di incolparti, hai fatto quello che dovevi fare per difenderti." dissi freddamente, cercando di cacciare indietro le lacrime. "Adesso fai finta di niente, tranquillizzati. Mio padre sta arrivando." aggiunsi, tirando fuori il mio sorriso migliore.
Ci mettemmo in posa e click.
Come ogni volta, i nostri peccati furono lavati via dal lusso e dall'apparenza.
23:00 Pm, due ore prima.
In mezzo a quella massa di persone Gus si sentiva un pesce fuor d'acqua e, complice anche quel tremendo mal di testa, si allontanò per qualche instate, dirigendosi verso la terrazza della scuola, l'unico posto isolato e poco rumoroso.
Forzata la porta, si appoggiò con la braccia al muretto e, osservando in tutta tranquillità le luci di New York, si accese una sigaretta.
Finalmente gli sembrava di essere tornato a respirare, il collo della camicia e la cravatta non esercitavano più quella fastidiosa pressione contro la sua gola e si sentiva, dopo tanto tempo, libero.
Immerso in quel silenzio, lontano da tutti quegli sguardi indiscreti, tirò un sospiro di sollievo.
Un'ultima serata lì dentro e poi tutti si sarebbero scordati di lui e della sua faccia da stronzo.
Era così esausto, così stanco che avrebbe voluto chiudere gli occhi e sparire, sollevarsi dal suolo e fluttuare nell'aria leggero.
Quell'anno era stato duro, aveva dovuto lottare così a lungo contro se stesso e contro quei mostri che per tutta la vita lo avevano tormentato, che difficilmente avrebbe potuto prevedere contro quale sciagura stesse andando incontro.
La sigaretta si esaurì velocemente, il fumo intorno a lui svanì e rimase soltanto cenere.
A pochi metri da quella terrazza, New York con le sue macchine che sfrecciavano veloci e i grattacieli in festa, continuava a vivere senza fermarsi mai, mentre lui, al contrario, nel suo cuore desiderava assiduamente un attimo di tregua.
La pace lì sù non durò a lungo.
Improvvisamente la porta si aprì e una figura "amica" gli si avvicinò.
Non era in vena di chiacchiere, ma non voleva apparire sgarbato. Di certo non con quella persona, se così poteva definirsi.
"Come mai qui tutto solo? Ti sei già stufato di Bella?" esordì così, con uno strano sorriso sul volto.
Gus alzò gli occhi al cielo, quasi rimpiangendo di essersi allontanato dal suo gruppo.
"Stasera non sono dell'umore adatto. Di qualsiasi cosa vuoi parlare, fallo domani." lo pregò con la migliore delle intenzioni.
L'altro ragazzo, però, proprio non voleva saperne e continuò a provocarlo.
1:05 Am, ora corrente.
Dopo aver indossato la corona e scattato diverse foto per l'annuario, ci riunimmo con i nostri amici, fingendo che niente fosse successo.
Jasmine e Aaron sembravano ancora scossi, sebbene cercassero di non darlo a vedere, e lo stesso facevamo noi.
Dentro di me cercavo ancora di capire come avevamo fatto a finire in qualcosa di così grande, di così immenso per due diciassettenni.
Volevo che quella serata, che per anni avevo atteso e sognato, finisse il prima possibile, volevo mettermi nel letto e dormire, chiudere gli occhi e dimenticarmi dell'orrore che avevo visto neanche un'ora prima, ma, sopratutto, mi chiedevo quando la vita avrebbe smesso di essere così crudele nei miei confronti.
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Amore Bugia Gioco.
Teen FictionNell'alta società molto spesso si confonde l'avere con l'essere, i Soldi con i Sentimenti e la Fiducia con il Fondo fiduciario. Bella Mullen è un angelo sperduto, dalle ali nere, che per tutta la vita non ha fatto altro che affondare gli artigli nel...
