Pov's Hel
Qualche volta arrivano quei momenti di totale esaurimento in cui vorrei urlare. Rammenti tutto ciò che hai fatto e continui a ripeterti: e se, ma se non l'avessi fatto, ma perché tutte a me e tante altre. E ora mi chiedo, cosa ho fatto di male per avere un padre psicopatico, che mi invia bigliettini minacciosi come se fossero lettere d'amore?
Speravo non succedesse ancora, ma la vita mi ama e non riesce a fare a meno che godere delle mie disgrazie.
In una settimana mi sono arrivati altri tre bigliettini, ed uno, l'ho ricevuto proprio il giorno in cui ho seguito Thomas per sapere dove andasse Ades ogni sera. Non capisco ancora cosa ci guadagni a farlo, i soldi non gli mancano di certo, allora perché farsi prendere a pugni?
Quel ragazzo non sta bene, il cervello non gli funziona, e più andrà a quegli incontri, più ci rimarrà secco.
Per quanto lo possa definire senza cervello, quei maledetti pugni li sa tirare bene, più di quanto vorrei ammetterlo.
Appena era salito sul ring gli sono bastati tre pugni per mandare a terra il suo avversario, e lo sguardo che mi ha riservato dopo quei colpi dicevano tutto e nulla, tutto sul suo ego enorme e nulla su ciò che avrei voluto davvero.
Mi riggiro l'ultimo bigliettino ricevuto dal mio stolker non proprio sconosciuto, senza leggerlo per davvero e pensando a tutto tranne che a quest'ultimo.
"Ti do un ultima possibilità, poi la strada per la morte sarà tutta in discesa"
Mi spaventa? Non più di tanto, anche se dovrebbe. È proprio che non riesco a prenderlo sul serio.
A volte penso a ciò che mi ha fatto e mi prospetto al futuro e ciò che potrebbe farmi, lì si che ho paura, ma dai biglietti non riesco a prenderlo sul serio. Non ha fatto nulla, solo questi infantili messaggi, fin quando non vedrò il vero pericolo, sarò tranquilla. Un pò meno se Thomas, o peggio, Ades lì scovassero, addio libertà d'uscita.
<Hel> qualcuno bussa, Thomas.
Nascondo i bigliettini nel retro della cover per poi aprirgli.
<ciao> mi sorride, senza dire nulla, per qualche minuto.
<allora?> si riprende, distogliendo lo sguardo e grattandosi il retro della nuca imbarazzato.
<emhh Hel...> inizio sul serio ad innervosirmi. Non perché è Thomas, ma perché odio la gente che ci gira attorno ai fatti.
<Thomas, avati. Di certo no ti picchio o divoro>
<e per fortuna. Lo ha già fatto Ades> penso di non aver sentito bene.
<cosa c'entra ora Ades?> lui è l'ultima persona di cui vorrei parlare, almeno oggi.
Alza gli occhi al cielo, non volendo, forse, parlare di lui proprio a cinque passi dal suo ufficio.
<mi ha fatto la ramanzina per tutta la settimana per essere stato così idiota da farmi seguire> inclina il busto per avvicinarsi, parlando a bassa voce.
<Beh, ti voglio bene Thomas, ma lo sei stato> tento di dirlo nella maniera più dolce possibile, ma come risultato mi è uscita una strana smorfia sulla faccia. Lui, di conseguenza, evita il mio sguardo, sapendo di aver fatto la cazzata del secolo.
<va bene, va bene, ho afferrato. Ora ti chiedo soltanto di non uscire più da sola, o se riesci a non farlo proprio. Non voglio affrontare la furia di Ades una seconda volta> forse non uscire sarebbe la soluzione migliore, così che Odino non possa più inviarmi bigliettini, ma non c'è la farei mai a passare giornate intere qui. Ma devo ugualmente convincere Thomas del contrario.
<tranquillo, avevo già pensato di smettere, infondo, non c'è più nulla di interessate per Miami> mi guarda riluttante.
<quindi, mi stai assicurando che non uscirai più?>
<quale parte di "avevo già pensato di smettere" non hai capito?> solitamente non gli avrei mai risposto così, ma il nervosismo che mi sta procurando è quasi apri a quello che mi provoca il suo caro capo.
<mi ricordi Ades quando fai così> respira Hel, resisti alla tentazione di sbattergli la porta in faccia, è Thomas, il caro e vecchio Thomas con il cervello pari ad una noce.
Respiro a fondo.
<ti assicuro che non uscito più> che non uscirò da Miami, per lo meno.
<ci conto, o questa volta ci fa fuori> annuisco e chiudo velocemente la porta. Sospiro sonoramente buttandomi sul letto, che ha ancora il suo profumo, tentando di farlo uscire dalla mia testa e di escogitare un piccolo ed innocente piano per uscire questa sera.
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Mr. & Ms. of death
Roman d'amour"Perché, anche se dici di odiare l'amore sai bene che non è così, odi solo il fatto di non saperlo fare perché nessuno te lo ha mia dimostrato" Una città, controllata da tre famiglie: Lancaster, Covelays e Graison. Un quartiere, animato dalle corse...
