Pov's Ades
Mio padre lo diceva sempre: l'amore è una condanna, tienilo alla larga e tutto andrà bene, fallo entrare nella tua vita e ti ucciderai così lentamente che ne sentirai il dolore alla fine. Quel vecchio coglione lo sapeva, mi aveva avvertito, forse è l'unica cosa che realmente colsi e misi in atto, ma ovviamente doveva arrivare una fine, la fine della mia intelligenza e l'inizio della mia condanna all'esterno dolore, il dolore del cuore spezzato.
Come sono arrivato fin qui?
È facile odiare, difficile amare, ma è facile amare Hel Lancaster e difficile odiarla.
Entrata come nulla nella mia testa, penetrata pian piano nel cuore che pensavo di non avere ed indelebile nella mia pelle.
Avrei sempre dovuto tenermi alla larga da lei, odiarla, non amarla, temere la sua bellezza, non desiderarla così tanto, ed ho fatto tutt'altro.
Ed ora cosa devo fare? Far finta di odiarla? Perché di certo non avrei mai potuto odiarla, non ci sarei mai riuscito e fingere sarebbe stato l'unico modo.
Odiarla in pubblico, amarla di nascosto.
Non ho le forze né la pazienza di uscire da questo stramaledetto ufficio, anche se pieno di ricordi che dovrei cacciare dalla mia mente, sono ugualmente qui con una bottiglia di Rum tra le mani a bere, nella speranza di sentirmi meglio, ma non è così.
Cazzate quando dicono: "bevi per dimenticare" l'alcool mi fa risalire ancora di più tutti quei orrendi ricordi, pieni di dolore e torture, un uomo orrendo da non definire padre, una madre mai conosciuta, mani sporche di sangue, il mio piccolo inferno che mi odia.
Mi odia...come la maggior parte del mondo, e non c'è lo con lei, come potrei mai? Il problema sono io, sono sempre stato io e lei era l'unica che stava riuscendo a non farmelo credere, fino ad oggi.
Mi reputa una persona orribile, senza cuore, e gli do ragione, lo so. Ma tutto ciò di cui mi ha accusato? Di certo non è così. Posso comprarmene a migliaia di Ducati e di certo, arrivati a questo punto, crede davvero che non sia mai riuscito a provare nulla per lei?
E il suo amichetto Blackwood? So chi è, come potrei non saperlo dopo aver chiesto a Thomas di farmi una ricerca approfondita sulla vita di Hel? E di lui non me ne frega un cazzo, se sta alla larga da lei, per me può restare in vita. Eppure lui è riuscito ad entrare così profondamente nel suo cuore tanto da farmi minacciare da lei, oserei dire che ama quel ragazzo, ama Kai Blackwood, e sarei voluto essere tanto al suo posto.
La musica nel Club diventa sempre più forte man mano che il tempo passa, e essendo già mezzanotte la musica è decisamente alta.
Mi dico che esco solo per qualche secondo per vedere quanta gente ci sia, ma non avrei mai dovuto farlo, non ora, non oggi. Perché al bancone del bar c'è la mia lei, e vederla dopo tutte le parole che mi ha detto, ho una stretta così forte al cuore da non poter respirare.
Non la vedo bene in viso, ma mi basta vedere il suo profilo per non capire già più nulla. Le luci viola che riempino la stanza e che la rendono ancora più bella, ma la vedo bere, un bicchiere dopo l'altro, con una faccia che solo una volta gli ho visto, ed era ubriaca, e lo è anche ora.
Non voglio avvicinarmi, ho paura che da ubriaca possa dire parole che mi feriranno ancora più di prima, ma ho bisogno di starle vicino, ho bisogno di guardarla, anche se mi procurerà ancora più dolore. E poi non voglio che gli altri uomini la vedano così vulnerabile, per approfittarsene.
Perciò mi avvicino velocemente a lei, tenendo gli occhi ben saldi sulla sua espressione, vuota.
Arrivato al suo fianco finge di non avermi visto, oppure è troppo concentrata suoi suoi pensieri per accorgersi di me.
<Hel.> nessuna risposta, si mi sta ignorando.
<Hel.> si versa del wiscki. Prendo il suo bicchiere e gli è lo allontano.
<bimba> finalmente si volta a guardarmi, e per quanto ami quando lo fa, ora lo temo.
<non chiamarmi così> l'ho sempre fatto.
<che stai facendo?> soffoca una risata, una risata amara, e la odio.
<cosa ti sembra che stia facendo?> tenta di riprendersi il bicchiere ma gli è lo allontano un altra volta, prende la bottiglia e quando sta per portarla alle labbra gli è la strappo dalle mani.
Il suo sguardo è privo di emozioni, privo di quasiasi cosa, c'è solo il suo viso d'angelo con gli occhi da cerbiatto dilatati per l'alcool, il naso leggermente rosso, le labbra tremendamente invitanti e quella piccola cicatrice sul sopracciglio destro procurato da sua padre -che deve ancora pagare per ciò che gli ha fatto-
Mi fa paura vederla così, sento il cuore -già frantumato- distruggersi ancora di più, la mia Hel non ha questo tipo di espressione in volto, la mia Hel ha due tipi di espressione e due soltanto: da donna Lancaster saccente e pericolosa e da bambina, una bambina che ride ed esprime ciò che ha dentro senza vergognarsi.
<smettila> finalmente parla, e questa volta la sua voce arriva alle mie orecchie più tranquilla e meno arrabbiata con il mondo.
<di fare?>
<di guardarmi così> un ombra oscura gli passa attraverso gli occhi, il suo viso pian piano cambia e ci vedo il dolore.
<così come?> mi siedo al suo fianco, il più vicino possibile.
<come se tutto non fosse finito, come se ti avessi ferito, come...> gli muoiono le parole di bocca.
<come se?>
<come se mi amassi> ed è così, cazzo se è così.
<devo andare> si alza velocemente, traballante. Ha bevuto così tanto che non si regge in piedi.
Tento di afferrarle il braccio, un pò per impedirle di non cadere, un pò per non farla andare via.
<lasciami> scaccia via la mia mano.
<no non ti lascio andar via> non voglio che te ne vai dalla mia vita.
<ma devi> la afferro per i gomiti tenendola ferma, e dinnanzi a me. Appoggia le mani sul mio petto ed alza gli occhi pieni di lacrime, facendoli incrociare con i miei.
<devi lasciami andare. Mi hai procurato così tanto dolore, così tante lacrime, così tanta volgia di sparire dalla faccia della terra. Provo vergogna, rabbia perché non me ne sono accorta prima>
<di cosa?> una lacrima gli attraversa il viso, vorrei tanto asciugargliela.
<che ero tutto un gioco per te, ero quella di cui dovevi vendicarti, quella che dovevi far soffrire. E ci sei riuscito...> respira Ades, non cedere, non crollare.
<ti odio Ades Graison, ti odio con ogni fibra del mio corpo e della mia anima. E se non l'ho fatto fin ora comincerò da oggi, perché non voglio cadere tra le tue braccia un altra volta, non voglio e non posso. Troppo dolore ho vissuto nella mia vita, non ne ho bisogno di altro> non penso di avre provato così tanto dolore in vita mia, neppure quando mio padre mi cicatrizava i tagli con il fuoco, con lo stesso coltello con cui me li procurava.
Resistere al dolore fisico è la miglior terapia per non sentire il dolore emotivo, anche se a prescindere, non dovresti provare nessun tipo di emozione, solo l'odio. L'odio vince su tutto.
Gli ho procurato così tanto dolore con le mie parole, e non posso rimediare, perché riavvicinandola a me la farò soffrire ancora di più, e non posso permettermelo. Lei può vivere senza di me, senza il dolore che gli procuro. Sono io quello che non può vivere senza di lei.
Starà meglio senza di me, starà meglio se staremo lontani, starà meglio se fingerò di odiarla.
La lascio, e mi sorprende che non sia scappata a gambe levate, resta a guardarmi per qualche secondo, con ancora tante lacrime che vogliono scendere.
Forse vede la mia faccia, vede cosa provo, il suo stesso dolore, la sua stessa rabbia verso me stesso. Vede che ho anch'io il cuore spezzato.
Di corsa esce dal locale, si allontana dal night club, dalla gente che tenta di attirare la sua attenzione, dall'alcol. Si allontana da me.
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Mr. & Ms. of death
Romance"Perché, anche se dici di odiare l'amore sai bene che non è così, odi solo il fatto di non saperlo fare perché nessuno te lo ha mia dimostrato" Una città, controllata da tre famiglie: Lancaster, Covelays e Graison. Un quartiere, animato dalle corse...
