1. Casa nuova

1K 23 0
                                        

Arriviamo. Finalmente. La facciata in pietra chiara, finestre giganti che riflettono il sole come specchi da interrogatorio, aiuole curate al millimetro. Persino gli alberi sembrano stati addestrati a stare al loro posto. È tutto pulito, silenzioso, ricco. È tutto... sbagliato.
Sembra la dimora di una famiglia felice. Quindi niente a che vedere con noi.

Papà spegne il motore, scende, e viene ad aprirmi la portiera. Un gesto cavalleresco che mi fa solo venire voglia di sbattergliela in faccia.
«Andrà tutto bene, vedrai» dice, forzando un sorriso.
Certo. Come tutte le volte in cui uno dice che "andrà tutto bene" perché sa benissimo che non andrà affatto bene.

Scendo. Le gambe mi reggono per pura pietà. Cammino dietro di lui come un cane portato dal veterinario.
Alla porta ci aspetta lei. Alice.
La nuova moglie di papà, anche se tecnicamente non è nemmeno sua moglie. Solo una che ha preso possesso della sua vita. E adesso anche della mia.

«Benvenuti!» ci accoglie. Voce dolce, sorriso ben educato, l'entusiasmo di chi finge di aver sempre sognato una figliastra rancorosa.
«Sono davvero felice di conoscervi. Vostro padre mi ha parlato tanto di voi.»
Ma va'? Quindi già sa che la odio?

Alice sembra uscita da un catalogo di Voge: abito floreale, capelli biondi in uno chignon finto-casuale, trucco invisibile ma chirurgico. Il tipo di donna che sa esattamente quanto profumo spruzzarsi per non sembrare volgare. Il tipo che fa yoga alle sei di mattina e chiama il proprio figlio "il mio miracolo".

«Dov'è Vittorio?» chiede papà.

«È uscito con degli amici, ma tornerà più tardi.»
Perfetto. Evitato l'incontro con il principe azzurro. Un giorno di tregua.

Alice ci guarda con l'espressione di chi si sforza di non sembrare imbarazzata. «Vi faccio vedere le vostre stanze?»
Sì, dai, facciamo il tour. Magari alla fine c'è un'uscita d'emergenza.

Entriamo. E la casa è... una rivista. Pareti color tortora, luci calde, quadri con paesaggi costosi, mobili minimalisti, profumo di fiori freschi ovunque.
Non una foto fuori posto. Non un granello di polvere. Un luogo dove nemmeno i sentimenti sembrano avere il permesso di entrare.

Papà mi lancia un sorrisetto da pubblicità dei cereali. «Vedrai, ti piacerà.»
Sì. Sono già estasiata.

Alice mi apre una porta e mi fa cenno di entrare.
La stanza è grande quanto tutto l'appartamento in cui vivevo con mamma. Letto gigante con lenzuola bianche e cuscini coordinati, coperta di cachemire piegata come nei film. Scrivania di lusso con laptop già acceso e set di cancelleria ordinato maniacalmente. Sembra il camerino privato di una influencer miliardaria.
Mi viene voglia di lanciare qualcosa solo per rompere il silenzio perfetto.

«Eccola qui!» fa Alice con il suo tono da hostess. Poi si sposta su un'altra porta. «Tuo padre mi ha detto che ami la moda... ho pensato di farti una sorpresa.»

La apre.
E io resto ferma. Immobile.

Davanti a me: una cabina armadio. No, scusa, LA cabina armadio. Una cattedrale di vestiti, borse e scarpe ordinate per colore, lunghezza e probabilmente anche per collezione. Abiti appesi come trofei, specchio illuminato come in passerella, profumi esposti come reliquie.
Il mio riflesso è l'unica cosa fuori posto.

Mi giro lentamente verso papà e Alice. Trattengo ogni smorfia, ogni emozione.
«È... un bel posto» mormoro, neutra come un medico legale davanti a un cadavere.

«Sono felice che ti piaccia» risponde Alice, con quella voce da chi spera che le venga riconosciuto almeno lo sforzo.

Poi si gira. «Andiamo a vedere la stanza di Luca.»

«Posso restare qui?»
La voce mi esce piano, ma taglia l'aria come vetro.

Papà annuisce, un po' sollevato.
«Certo. È la tua stanza. Se vuoi parlare con tuo fratello, è proprio di fronte.»
E se ne va, portandosi dietro la nuova vita che ha costruito. Quella in cui io sono un'ospite benvenuta. Fino a prova contraria.

Appena la porta si chiude alle mie spalle e resto finalmente sola, mi lascio cadere sul letto. Affondo. Letteralmente. Il materasso è talmente morbido che quasi mi inghiotte, come se volesse anestetizzarmi.
Fantastico: un letto che coccola più di mia madre negli ultimi sei mesi.

Allungo la mano e prendo il telefono dal comodino, un oggetto liscio e freddo come il resto della casa. Scorro i contatti. Il dito esita, poi preme mamma.
Il cuore accelera. Come se stessi facendo qualcosa di proibito. Come se fosse illegale sentire la voce di chi ti ha lasciato andare "per il tuo bene".

Due squilli. Poi la sua voce.
«Pronto?»
Calda. Familiare. Stanca.
Una carezza che arriva da chilometri di distanza.

«Ciao mamma. Sono io.»
Come se potesse essere qualcun altro. Come se ci fosse un'intera lista di figli da cui aspettarsi chiamate.

«Elisa...»
Si scioglie in un sospiro che mi sfiora la pelle. «Come va? Ti piace la nuova casa?»

Che bella domanda. Ti piace la nuova gabbia? Ti piace la sensazione di essere un soprammobile ben sistemato nella vita di qualcun altro?
Sospiro anche io. «Sto cercando di abituarmi.»
Traduzione: mi sento un pezzo fuori posto in un puzzle costoso.
«La casa è bella, ma è strano essere qui. Senza di te.»

Silenzio. Poi anche lei sospira.
«Lo so, amore. Ma vedrai che ce la farai. E tuo fratello?»

«Sta esplorando la sua stanza. La mia è gigantesca. Cabina armadio piena di roba firmata. Sembra un concept store. Magari ti porto qualcosa, giuro che certe cose ti starebbero da Dio.»

La sento sorridere. Posso immaginarla con la mano sul viso, gli occhi lucidi ma fiera di fingere di non piangere.
«Sono felice che tu abbia trovato un posto confortevole.»
Confortevole. Parola da brochure.
«E se hai bisogno di qualcosa... qualsiasi cosa... chiamami, okay? Anche solo per parlare. Sono qui.»

Mi stringe lo stomaco. Perché lo so che lo dice per non piangere, non per confortarmi. Ma funziona.
Per un attimo, solo uno, la voce di mia madre copre tutto: il silenzio ovattato della villa, l'odore troppo perfetto, la cabina armadio da influencer.
«Grazie, mamma. Vorrei solo che tu fossi qui.»

Chiudo gli occhi.
Stringo il telefono come se potesse tenermi insieme.
E per qualche secondo, in questa casa pettinata e muta, quella voce dall'altra parte è l'unica cosa vera.

MineDove le storie prendono vita. Scoprilo ora