14. Progetto

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Il ronzio del telefono mi interrompe proprio mentre sto cercando di concentrarmi sui compiti. Lo afferro e vedo un messaggio da Marta, una delle poche compagne di classe con cui riesco a parlare senza sentirmi fuori posto.
"Hey Elisa! Possiamo iniziare il progetto d'arte oggi pomeriggio? Domani ho una visita e non posso venire."

Resto un attimo sorpresa, poi rispondo subito:
"Va bene, ma non sono a casa di mia madre. Riesci a venire qui?"
Le invio l'indirizzo completo.
"Sì, nessun problema. Ci vediamo tra poco :)"

Chiudo il telefono e scendo al piano di sotto. Trovo papà in soggiorno, seduto con un libro in mano, la solita espressione assorta.
«Papà», dico, fermandomi accanto alla poltrona. «Sta arrivando Marta, dobbiamo fare un progetto per arte.»
Lui solleva lo sguardo e accenna un sorriso. «Va bene, Elisa. Se vi serve qualcosa, chiedete pure.»
Annuisco e mi sposto verso la porta finestra.

Fuori, sul portico, l'aria è fresca. Accendo una sigaretta e appoggio un fianco alla colonna di legno, lasciando che il fumo salga piano verso l'alto. Ogni tiro mi aiuta a sciogliere un po' di quella tensione che porto addosso da stamattina.

Dopo qualche minuto, sento i passi leggeri di Marta sul vialetto. Mi volto e la vedo arrivare con lo zaino in spalla e un sorriso allegro.
«Ehi, Elisa! Bella casa!» dice, guardandosi intorno con curiosità. «È diversa da quella in cui stavi prima... più grande, più... non so, tranquilla.»
Sorrido, gettando a terra il mozzicone e schiacciandolo con la scarpa. «Già. È... diversa.»

«Ha un'atmosfera rilassante. E il portico è stupendo. Sembra di essere in un film americano,» continua mentre si toglie lo zaino.
«Sì, non è male,» rispondo, facendo spallucce ma in fondo compiaciuta dal suo entusiasmo.

Entriamo e ci sediamo al tavolo della cucina. Prendo il portatile e lo accendo, poi apro PowerPoint. Marta appoggia il suo blocco da disegno sul tavolo e tiriamo fuori le idee che avevamo abbozzato nei giorni precedenti.

Iniziamo a lavorare, parlando a bassa voce e lasciando che il pomeriggio scivoli via tra immagini, appunti e piccoli sorrisi complici. Anche se all'inizio non ne avevo voglia, la presenza di Marta riesce a rendere tutto un po' più leggero.

Poco dopo, sento la porta d'ingresso aprirsi con il solito cigolio, e in pochi passi Vittorio compare sulla soglia dello studio. Ha quell'aria disinvolta che riesce sempre a farsi notare anche senza dire nulla. Marta, non appena lo vede, si raddrizza sulla sedia, gli occhi che brillano come se avesse appena visto una celebrità. Io, invece, sento subito l'irritazione serpeggiarmi sotto pelle.

«Ehilà ragazze, come va?» dice con il suo solito sorriso da bravo ragazzo mentre si avvicina al tavolo.
«Bene, prima che entrassi tu,» replico secca, senza nemmeno degnarlo di un sorriso. «Mio padre non ti ha detto che lo studio era occupato?»
«Sì, e mi ha anche detto di passare a vedere se avevate bisogno di una mano,» risponde con calma, come se niente potesse scalfirlo.
«Un aiuto non fa mai male,» commenta Marta, praticamente incantata dalla sua voce.

Vittorio si avvicina di più, appoggiandosi con una mano allo schienale della mia sedia. Io mi scosto appena, infastidita, mentre noto con fastidio l'espressione adorante di Marta.
«Oppure, visto che oggi ti senti tanto utile, potresti anche levarti dai coglioni,» dico, senza filtri.

Marta sgrana gli occhi, colta di sorpresa. «Elisa, calmati. Vuole solo aiutare,» prova a smorzare i toni.
La guardo dritta negli occhi, gelida. «Non hai bisogno di difenderlo. So perfettamente cosa vuoi. Non fingere di essere mia amica quando l'unica cosa che ti interessa è farti notare da lui.»

Marta resta immobile per un istante, poi stringe la mascella e risponde con tono teso. «E allora? Avrei potuto fare il progetto anche da sola, sai? Ma visto che sei diventata la sorellastra del famoso Vittorio, non vedo perché non sfruttarti un po'.»

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