Con piacere. Ecco la riscrittura dello stesso capitolo nello stile asciutto, dettagliato, tagliente e carico di tensione, esattamente in linea con quelli precedenti:
⸻
La Maserati si muove silenziosa lungo la strada, scivola come un'ombra lucida tra le curve dei colli pieni di ville e pretese. Il motore rimbomba appena, sommesso ma arrogante, come se anche lui sapesse di appartenere a un altro mondo. Io guardo fuori, lasciando che il finestrino rifletta tutto tranne me.
Dentro, il silenzio è educato. E opprimente. Come sempre.
Dopo un po', la macchina si ferma.
Davanti a noi: un ristorante da copertina. Facciata illuminata da luci soffuse, vetri satinati, gente elegante che parla a bassa voce. Tutto troppo raffinato per essere reale.
Papà si volta. «Siamo arrivati» dice con un sorriso compiaciuto.
Io sospiro. A dire il vero, mi sembrava di essere già in un teatro. Questo è solo l'atto due.
Scendo, mi sistemo la mini bag e cammino dietro di loro come una figurante ben pettinata. Il personale ci accoglie con quei sorrisi addestrati che sanno esattamente quanto piegare la testa per sembrare gentili e mai servili. Ci fanno accomodare in una zona riservata, elegante e silenziosa, come se l'imbarazzo dovesse riflettersi solo nei bicchieri di cristallo.
«Spero che ti piaccia questo posto, Elisa» dice Alice con una voce zuccherosa da post sponsorizzato.
Faccio un cenno. Non dico niente.
Mi siedo, spalle dritte, espressione neutra. Il mio modo di dire: non rompetemi il cazzo.
Poi vedo Luca avvicinarsi al tavolo. Non è solo.
Con lui, quel ragazzo. Vittorio. Il figlio perfetto. Lo riconosco prima ancora che apra bocca.
«Oh, ecco Vittorio!» esclama Alice con entusiasmo da spot del Mulino Bianco.
«Buonasera,» dice lui, sorridendo con una tranquillità irritante. «Scusate il ritardo.»
«Tranquillo, Vittorio,» risponde Alice tutta fierezza materna. «Non hai ancora conosciuto Elisa, la sorella di Luca.»
Ci guardiamo.
Lui mi fissa. Lo vedo. Lo sa. C'è quella scintilla negli occhi, quel mezzo sorriso tirato che urla ti ho riconosciuta.
«È un piacere conoscerti, Elisa,» dice, porgendomi la mano.
«Lo stesso vale per me,» rispondo. Voce piatta, sorriso spento. Zero emozioni.
Solo veleno in stand-by.
«Mi sembra di averti già vista da qualche parte.»
Sorriso sornione. Occhi puntati.
«Probabilmente ti sei sbagliato.» Taglio corto. Fredda come un coltello sotto pelle.
Papà interviene, ignaro: «Potrebbe anche essere. Andate nella stessa scuola, lui è un anno avanti.»
Alice, carina come sempre: «Lunedì potresti accompagnarla a scuola.»
«Preferisco l'autobus» taglio, secca.
Riapro il menu come se fosse un documento segreto. Traduzione: non parlatemi.
La lista dei piatti è un insulto al buon senso. Nomi lunghissimi per dire "carne con verdura" o "pasta con aria".
«Sembra che stai studiando quel menu come se fosse un testo di scuola» commenta Vittorio, con tono da saccente.
«Voglio solo essere sicura di ordinare qualcosa che non mi faccia venire voglia di morire» replico, cercando di restare civile.
Luca si intromette: «Elisa è eterna nelle sue scelte.»
E subito dopo papà rincara: «Pensa sempre troppo. Come sua madre.»
Silenzio.
Mi alzo. Di scatto.
Sedia che striscia.
Occhi su di me.
Esco dal locale.
Fuori, l'aria è fresca e piena di silenzio vero.
Pesco una sigaretta dalla borsa. L'accendo. Fumo. Respiro.
Almeno per qualche minuto.
Poi sento dei passi. Vittorio. Ovviamente.
Con gesto teatrale, mi prende la sigaretta e la butta per terra.
La schiaccia.
Mi alzo di scatto, occhi in fiamme. «Ma che cazzo di problemi hai?»
STAI LEGGENDO
Mine
ChickLitElisa, dopo il divorzio dei genitori, sarà costretta a iniziare una nuova vita con la compagna del padre e suo figlio Vittorio
