Il primo raggio dell'alba filtra dalle tende storte, ficcandosi in mezzo agli occhi come a dire: «Svegliati, idiota». Ancora incollata al corpo di Vittorio – caldo, immobile, incosciente – cerco di capire dove finisce il sogno e inizia il disastro.
Poi sento i passi. Leggeri, esitanti. Troppo tardi.
La porta si apre piano. Ed eccolo lì: Luca. Occhi spalancati, la bocca semiaperta, la consapevolezza che gli sta franando addosso come un tir. «Elisa?» sussurra, quasi sperando che sia un'allucinazione da sonno precoce. Poi vede Vittorio. «Vittorio?»
Boom. Fine.
Mi tiro su di scatto, il cuore che corre come se volesse mollarmi anche lui. Mi stringo il lenzuolo addosso come se potesse cancellare la scena, ma l'espressione di Luca non lascia scampo: ha visto tutto, capito tutto, e forse anche troppo.
«Luca...» riesco a mormorare. Patetico. Vittorio si sveglia con la grazia di una foca, si stropiccia gli occhi e si accorge che la bomba è già esplosa.
«Luca, aspetta...» prova, ma ormai è tardi. L'alba ci illumina con quel cinismo tipico della realtà: fredda, chiara, impietosa. Luca non dice altro. Si gira e se ne va. E io mi sento come un insetto schiacciato tra le dita.
Mi vesto in fretta, infilando i vestiti alla rinfusa, cercando di raccogliere i pezzi della mia dignità sparsi per la stanza. Poi corro dietro a Luca.
Appena oltrepasso la soglia, lui si volta. Il volto è una maschera di gelo. «Come hai potuto, Elisa?» dice piano, con una calma che è peggio dell'urlo. Le parole mi tranciano il fiato.
«Lo so... mi dispiace.»
«Mi avevi detto che c'erano problemi, ma non pensavo che si chiamassero Vittorio e dormissero nel tuo letto.»
La sua ironia è una frustata. Lo merito. Ma fa male lo stesso.
«È più complicato di così.»
«Ah certo. Vuoi che ti compili una tabella Excel? Quanti baci, quante notti, quanti rimorsi?»
«Alessio non lo sa,» confesso. La voce mi esce piccola, inutile.
Luca sbuffa. «Ovviamente. Perché mai dovresti dirglielo? Magari ti porta i fiori per congratularsi.»
Abbasso lo sguardo. Il senso di colpa è un fango che mi tira giù.
«Non è così semplice.»
«No, è esattamente così semplice. È incesto. È menzogna. È una roba da telenovela marcia. E tu ci sei finita dentro con tutte le scarpe.»
«Non riesco a smettere...» singhiozzo.
Lui scuote la testa, disgustato. «Hai una relazione con tuo fratellastro e menti al tuo ragazzo. Complimenti. Sei un cliché ambulante.»
E poi arriva lui. Vittorio. Petto nudo, mascella stretta, occhi pieni di quei sentimenti che chiamano amore solo perché non sanno dare un nome al possesso.
«Tu non devi fare proprio un cazzo,» dice afferrandomi per un braccio come se fossi una proprietà in discussione.
«Luca, lasciaci un momento.»
Tono da padrone di casa. Ma qui, ormai, non comanda più nessuno. Luca lo guarda, poi guarda me. Nei suoi occhi c'è di tutto: pena, rabbia, disillusione. Ma alla fine annuisce.
«Va bene,» dice. Con quella voce calma e disillusa di chi ha appena capito che le persone che ama sono capaci di tutto. Anche del peggio.
Rimango sola con Vittorio, il cui sguardo sembra ora oscillare tra determinazione e incertezza. Mi guarda con intensità, come se volesse leggere ogni mio pensiero, ogni mia emozione. Il silenzio si fa denso tra noi, interrotto solo dal suono dei nostri respiri affannati, carichi di tensione e desiderio represso. Il suo sguardo brucia come fuoco mentre mi fissa, e improvvisamente, con un movimento fulmineo, la sua mano si abbatte sul mio viso con un suono sordo.
Un dolore acuto squarcia la mia guancia mentre il mondo sembra fermarsi intorno a me. «Come hai potuto?» sibila Vittorio, la sua voce carica di rabbia e disprezzo. «Sei solo una dannata puttana,» mormora con disgusto, la sua mano afferrando i miei vestiti con forza, strappandoli senza pietà. La mia pelle brucia dove ha colpito, eppure il dolore fisico è nulla in confronto al dolore dell'anima, al senso di tradimento che mi avvolge come una morsa. Le lacrime iniziano a rigare il mio viso, ma non riesco a emettere un suono, troppo sopraffatta dall'orrore di ciò che sta accadendo.
Vittorio mi guarda con occhi infuocati, il suo volto contorto dall'ira mentre si avvicina con determinazione. Mi afferra con forza, spingendomi contro il letto con brutalità, mentre il terrore si diffonde dentro di me come un'onda nera. La sua presenza è oppressiva, soffocante, e il mio corpo trema di paura mentre cerco disperatamente di liberarmi dalla sua presa. Con un movimento violento, mi spinge giù sul letto, il mio petto urta contro il materasso con forza. Il suo respiro è pesante, carico di desiderio distorto e rabbia repressa. Le sue mani afferrano i miei fianchi con fermezza, il suo corpo che si avvicina al mio con determinazione.
«Non vali nulla,» mormora, il suo tono pieno di odio. «Sei solo una stupida troia che non merita nulla.» Sento il mio cuore battere furiosamente nel petto, sento il suo corpo contro il mio, la sua presenza che mi invade.
Le lacrime scorrono incessanti sul mio viso, una testimonianza muta della mia sofferenza. Vorrei solo che tutto finisse, che questa tormenta si plachi e mi lasci finalmente in pace. Ma Vittorio non mostra segni di clemenza, la sua furia alimentata da un odio profondo che mi spaventa più di qualsiasi altra cosa. Mentre il climax si avvicina, la sua presa diventa più intensa, il suo respiro affannato riempie la stanza mentre si avvicina sempre più al culmine del piacere.
Il mio corpo è un campo di battaglia, combattendo contro il desiderio e la repulsione mentre mi lascio travolgere dalla sua brutalità. «Preparati per la scuola,» ordina Vittorio con voce rauca, interrompendo il momento carico di tensione. Le sue parole sono un colpo di grazia per la mia dignità spezzata, ma so di non avere scelta se non obbedire. Tremando, mi alzo dal letto, cercando di nascondere le ferite visibili e invisibili che mi ha inflitto. Le mie gambe sono deboli mentre mi dirigo verso il bagno per prepararmi, consapevole che il peso del suo sguardo mi seguirà ovunque vada.
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Mine
ChickLitElisa, dopo il divorzio dei genitori, sarà costretta a iniziare una nuova vita con la compagna del padre e suo figlio Vittorio
