Cosa fare?

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Quando apparvero nel salone della casa del Vecchio, Rames emise uno squittio deliziato, che fece alzare gli occhi al cielo a Gabriel. Cohan e Morgana sorrisero divertiti dall'atteggiamento spensierato della creatura specchio.

"Incredibile, guarda", borbottò Gabriel. "Sembra che sia in gita."

"Beh, sostanzialmente è così", ribatté Cohan. "Se ci pensi, è una sorta di gita premio per aver aiutato Morgana."

"Ma se è andata a prenderla Jareth!" esclamò seccato l'angelo.

"Sì, ma Rames non poteva saperlo", intervenne Morgana in sua difesa. "Le buone intenzioni c'erano."

Gabriel inspirò a fondo. "Ho capito, non parliamone più, tanto sono abituato a voi due e ai cuccioli che adottate continuamente", liquidò il discorso con un gesto della mano.

"Ehi!" esclamarono i tre all'unisono.

"Io non sono un cucciolo!", sbottò Rames. "Solo perché ho le orecchie, e a volte anche la coda, credi di potermi trattare come un animale? Eh? Eh?" lo incalzò andandogli sotto.

"Stai calmo", lo ammonì Gabriel. "Non è quello che volevo dire, mi riferivo a un loro modo di comportarsi e non penso che tu sia un cucciolo. "Lo fissò severo. "Inoltre, i cuccioli sono carini, tu invece sei sfacciato e prepotente."

Cohan gemette e Morgana scosse la testa arresa.

"Cosa?", sbottò irritato la creatura specchio. "Come osi? Gli angeli non dovrebbero essere gentili e... e spirituali e... e tutte quelle stupide cose tipo: amore e luce? Che razza di arcangelo sei? L'arcangelo dell'aceto? Come fai a essere così bello e così acido contemporaneamente?" gli puntò un dito sul petto. "Voglio un altro angelo, tu non mi convinci. Sei un demone travestito? Magari il demone della scortesia?"

Gabriel lo fissò a bocca aperta, talmente indignato da non sapere come ribattere. Conoscendo l'amico, Morgana prese Rames sottobraccio e lo trascinò in cucina, mentre quello faceva a Gabriel una linguaccia non molto matura.

"Santo cielo", mormorò lei esasperata. "Quanti anni hai, cinque?"

Rames sbuffò. "Sette."

"S-sette? Sette anni?"

"Sì, sono una creatura adulta ormai. Perché tu quanti ne hai? Tre, quattro?" chiese curioso mentre si metteva a frugare nei pensili alla ricerca di cibo. Morgana lo sorpassò, prendendo una scatola di biscotti al cioccolato. Gliela passò e il ragazzo ci si avventò sopra. Mugolò di piacere.

"Sono buonissimi! Nei piani specchio raramente capitano viaggiatori e il nostro cibo è piuttosto insipido. Allora, quanti anni hai?"

Morgana si strofinò la nuca, un po' imbarazzata. "Qualche...centinaia... o migliaia."

Rames rimase a bocca aperta. "Cosa?" sussurrò flebile. "Ma... non è possibile, sei giovanissima! Sembri avere l'età di mia sorella e lei ha appena due anni!"

"Nei piani specchio", intervenne Cohan entrando in cucina, seguito da un cupo Gabriel, "il tempo scorre diversamente. Se nel tuo piano hai..." lo invitò a proseguire.

"Sette anni", rispose lui.

"Bene, se hai sette anni, più o meno qui ne avresti..." si accigliò facendo un rapido calcolo mentale. "Avresti circa 128 anni."

"W-Wow..."

"Già", annuì Cohan divertito. "I piani specchio sono stati costruiti proprio per quello. Il tempo scorre più lentamente, le persone potevano andare a guarire o a riposarsi presso i propri corrispettivi. Sul piano cardine li chiamavano doppelgaenger. Nel tempo questo uso si è un po' perso, ma so che ci sono diversi viaggiatori e studiosi che ancora ne approfittano."

NERADove le storie prendono vita. Scoprilo ora