"Quello a cui giochi, è un gioco pericoloso, fratello", mormorò il Giardino. Samael sorrise dolcemente.
"L'amore lo è sempre, fratello".
Il Giardino sospirò annuendo.
Elettra era pensierosa. Non aveva potuto dire tutta la verità a Morgana, per quanto lo desiderasse e per quanto lo ritenesse giusto. D'altra parte, Lui le aveva espressamente vietato di svelare la vera natura di Jareth, dato che non spettava a lei metterne a conoscenza Morgana, ed Elettra, come era giusto che fosse, aveva accettato la Sua decisione.
Sospirò e richiamò a sé uno dei suo i testi, che si materializzò nella sua forma luminosa per poi farsi sempre più solido. Lo posò delicatamente sulla scrivania della biblioteca del Castello.
"Mi dispiace, Morg", disse al nulla. Sfogliò le pagine fino a trovare ciò che cercava, ovvero la storia di Samael e Jareth, la rappresentazione della completezza del Padre. La sua Luce e la sua Oscurità, l'uno parte dell'altro, entrambi colmi della Sua Luce. Entrambi macchiati dalla Sua Oscurità.
Sospirò. Sapeva bene che Samael era il Fiore Nero, destinato a racchiudere in sé la parte oscura del Padre per preservarne l'equilibrio, come sapeva che Jareth racchiudeva la sua Luce più brillante, per impedire che offuscasse la Sua comprensione del tutto.
Entrambi però contenevano anche parte dell'altro. Quindi c'era della Luce, dell'amore in Samael, che sfociava nella sua versione più passionale, più spregiudicata, che calpestava qualsiasi cosa pur di nascere. Allo stesso modo c'era dell'Oscurità in Jareth, una crudeltà profonda ed impietosa, totalmente libera nella sua forma più cruda. L'oscurità più profonda, che poteva essere dominata solo dalla Luce più intensa.
Scosse la testa affranta.
Jareth era capace di un amore tanto intenso, quanto profondo e totalizzante, ma era anche capace di indicibili atrocità ed in quel momento era libero nella Sua oscurità, per concessione del Padre, che capiva il bisogno di libertà del Demone Sovrano. Non suo figlio, ma Sua parte, il Padre aveva concesso libertà a Jareth, come aveva lasciato che un tempo fosse libero il Fiore Nero, che non era riuscito purtroppo a contenersi.
Jareth, al contrario, era estremamente controllato, freddo. La potenza della sua Luce, ironicamente, lo rendeva ancora più pericoloso, poiché lo controllava costantemente e quindi gli impediva di perdere completamente il controllo, il che rendeva la sua furia più devastante, la sua ira più funesta, la sua crudeltà più profonda.
Jareth uccideva con meticolosità, lo faceva con piacere, ma in maniera calcolata. Traeva soddisfazione dai suoi giochi e riteneva che tutto dovesse rimanere all'interno di uno schema ben preciso. Uno schema che gli apparteneva e ciò che lo infastidiva o che disturbava la perfezione del suo disegno, veniva spazzato via.
Non c'era odio, nelle azioni del Demone Sovrano. Solo la soddisfazione di togliere quel fastidioso dettaglio che rende imperfetto il tuo disegno. Un ricciolo di polvere, ecco cosa erano per lui le vite che spazzava via dalla sua strada. Solo polvere.
E Morgana, a quanto pareva, non faceva eccezione. Eppure, Elettra sapeva che qualcosa non stava andando secondo i piani del Demone Sovrano. Lo sapeva con certezza perché sua sorella, contro ogni previsione, era viva.
§
Nella sala tattica, Morgana e Gabriel guardavano pensierosi i rapporti della Pagoda sui movimenti dei demoni lungo i piani. Lei scosse la testa perplessa.
"Non ha senso", sbottò indicando i fogli sparsi sopra la mappatura dei piani "non c'è un senso logico nei loro attacchi. Non distruggono i piani, entrano, devastano, portano via il loro cibo e fine. Il piano viene lasciato intatto, Saafa passa e rigenera e tutto inizia da capo".
STAI LEGGENDO
NERA
ParanormalMorgana. Jareth. Lei è una Guardiana, attualmente anima del pianeta Nera. Lui è il Demone Sovrano. La guerra fra i piani è al culmine. Sebbene la pace fra molti piani sia da tempo stabilita, alcune razze rifiutano quella che loro considerano una for...
