Tra se e quando

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Alla signorina Reid,

Gentile signorina Reid,

sono l'agente Ian Flores, non so se si ricorda di me. Sono una delle guardie che lavorava nella prigione in cui era detenuto suo padre. Ci siamo incontrati sporadiche volte, perciò le chiedo perdono in anticipo, se la mia missiva la confonderà.

Io ero una delle guardie principali che aveva il compito di sorvegliare suo padre, quando usufruiva della biblioteca. Da lì, suo padre non poteva portarsi niente, non un foglio né una matita, e curiosamente, non era interessato a nessuno dei libri che lo circondavano.

Sfruttava quella minuscola ora di libertà per disegnare il volto di sua figlia bambina. Poiché non gli era permesso conservare neanche quel foglio, andava in biblioteca ogni giorno, solo per creare un altro suo ritratto.

È stato così che io e lui abbiamo iniziato a parlare. Sembrava anzi che fosse suo padre ad avere necessità di confidarsi con qualcuno, così, un giorno gli chiesi perché lo facesse, suo padre mi diede una risposta strana, mi disse: «Se la dimentico, la farò soffrire di nuovo.»

Non mi era chiaro del tutto cosa intendesse, ma ho capito subito quanto fosse importante per lui. Per questo, senza che ce ne accorgessimo, di tanto in tanto suo padre ha cominciato a parlarmi di lei, signorina Reid, e solo così ho capito il vero significato delle sue parole.

Mi è parso strano, ma poiché padre a mia volta, d'un tratto ho compreso cosa stava facendo Lawrence Reid, il perché. Forse è stato anche per questo se suo padre si è sentito legittimato a parlarmi di lei, forse aveva capito che quando lo guardavo, riuscivo a scorgere non solo la bestia, ma anche il padre.

Non sono qui a stabilire gli orrori compiuti da lui, e spero di non portarle ulteriore dolore con le mie parole, spero anzi, signorina Reid, che con quanto le ho lasciato, lei sappia che a questo mondo c'è stato chi ha saputo vedere in voi due anche un banale padre e una banale figlia, oltre all'odio.

La lettera che troverà qua in allegato è una lettera che suo padre ha scritto all'alba della sua esecuzione. Dopo averla scritta, l'ha subito buttata, gli ho chiesto il perché, mi ha risposto: «Il destinatario tanto lo incontrerò presto.»

Tuttavia, violando il mio codice morale, ho ritenuto opportuno che lei la ricevesse, signorina Reid. Qualcosa dentro di me mi diceva che fosse la scelta giusta da fare.

Infine, c'è un'ultima informazione che voglio darle.

Come ultimo pasto, suo padre ha chiesto una sola cosa:

Una ciotola stracolma di ciliegie.

Non l'ha mai toccata, ha passato tutto il tempo a guardarla, sorridendo.

In quanto padre e in quanto essere umano, le auguro ogni bene, signorina Reid, e che la sua vita possa tornare a splendere come merita.

Cordiali saluti,

Ignobili affettiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora