Ci fu

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Ci furono i mesi, prima.

Ci furono gli ultimi nodi da sciogliere, poi.

Ci furono le continue denunce, e i giornalisti che non volevano proprio cedere. Ci furono le lettere minatorie delle famiglie delle vittime. Ci furono gli sguardi, i giudizi, le condanne, tutto quello che già conoscevo, tutto quello che ero sempre stata certa avrei conosciuto per sempre.

Ma col tempo a passare, scoprii che c'era anche dell'altro.

Ci furono controversie a mio favore, post imbanditi per ricordare le ingiustizie che avevo subito, ci furono prove mostrate da sconosciuti per ribadire la mia innocenza e la colpevolezza altrui. Ci furono messaggi d'affetto e solidarietà, tra questi, alcuni appartenevano a sconosciuti, altri persino ad alcune famiglie delle vittime, altri da chi proprio non mi conosceva, ma come me era madre, figlio, fratello o parente di chi si era macchiato di un crimine.

Ci fu il mio primo passo in chiesa, una Domenica qualsiasi, e le voci e gli occhi dalle panche di chi rimase scioccato nel vedere quel mostro di Agatha Reid entrare proprio nella casa di Dio. Ma ci fu anche Melissa ad accompagnarmi, passo per passo, e a presentarmi prima al pastore e poi a ciascun membro della comunità, e ci fu anche la signora incontrata prima al mercato e poi mentre facevo la spesa con Minnie, colei a cui avevo fornito ricette per pasti senza glutine, avrei scoperto che si chiamava Meredith, aveva settantacinque anni e amava cucinare quasi quanto me. Ci fu lei, tra quei mille volti e sguardi, che mi disse "Siediti qui" e si fece piccola piccola, solo per darmi un posto in cui sentirmi accolta.

Ci fu l'inizio della messa e la mia prima, vera preghiera, in cui non desiderai né supplicai perdono, in cui non passai quell'ora a pensare a tutto ciò che non andava in me, tutto ciò che sarebbe stato condannato e poi martoriato tra le fiamme dell'inferno.

Ci fui io, sull'inginocchiatoio, le mani congiunte e gli occhi chiusi, ci fui io e ci fu anche Dio, scoprii in quel modo che pregare davvero non era poi così difficile, per me, era come parlare a un amico che si conosce da sempre, così tanto che ti sembra di essere nato con lui, forse di esser diventato esistenza insieme a lui.

Era come parlare con Betsy, e un qualcosa di più. Cosa fosse di preciso non lo sapevo, ma decisi, volli credere in esso, volli aver fede in esso, e seppi così, solo volendolo, di aver scelto la fede giusta per me.

Una delle mie mille e meravigliose prime blasfemie.

Le parlavo delle mie giornate e della mia vita, dei posti in cui ero stata, il mio lavoro e le persone che lì avevo conosciuto, di Dory e Dorian, di tutto quello che c'era e non c'era, di chi mi mancava e chi avrei voluto non mi mancasse, le parlavo di ogni cosa, e parlando mi accorgevo di sentirla e sentire anche altro, il miracolo più grande di tutti: non essere più sola, anche quando non c'era più nessuno al mio fianco.

Ci fu il mio primo appuntamento con la dottoressa Montgomerie, di cui parlai a Betsy e a Dio, e ironicamente, nonostante avevo temuto fino a un minuto prima dell'incontro che sarei stata zitta, incapace persino di pensare, nell'attimo stesso in cui la dottoressa mi aveva chiesto «Che ne dice, quindi, di cominciare a vedere insieme i suoi obiettivi, signorina Reid?» io le avevo risposto in un istante, sicura come non mai:

Ignobili affettiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora