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54. Una anima e un cuore... O forse due.

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Mi sono appena fatta la doccia e sono talmente nervosa che mi tremano le mani. Mi asciugo rapidamente e mi infilo l'intimo en pendant nero di pizzo. Poi metto la gonna e la maglietta dentro di essa. Salgo sui tacchi e mi spruzzo del profumo.



Okay, posso farcela.

Pettino i capelli non avendoli lavati e li sistemo comodi sulle spalle e poi metto la giacchetta che mi arriva giusta in vita. Fatta a posta, chiaramente. Mi do una passata di trucco leggera, afferro la borsa che Clara ha scelto prima e ci metto dentro il cellulare per poi andare di sotto.

Posso farcela davvero.

-Figlia mia, dove vai così bella?- chiede mio padre entrando in cucina dove sto bevendo dell'acqua.

Sorrido e poi sospiro.

-Esco con Diego.- rispondo.

Lui annuisce con la testa e prende una merendina della Kinder dalla credenza. Si, sono le sette e mezzo e lui si sta mangiando la merendina al cioccolato ipercalorica piena di conservanti e sapete la cosa che mi fa imbestialire? Che gli rimbalza. Ne un mal di pancia, un mal di testa, un chilo in più. Lui è sempre il solito figo che è sempre stato.

Ti stai incazzando perché tuo padre mangia? Sei così nervosa che non controlli più nulla.

Guarda, tu si che sei d'aiuto.

Ci provo.

-Nervosa, vero?- chiede mio padre risvegliandomi dallo stato pensoso.

Penoso, forse.

-Parecchio, perché è come il primo appuntamento anche se stiamo insieme da un paio di mesi già.- ammetto sorridendo.

Poi il clacson suona. E io non respiro più.

-Vai e divertiti come abbiamo fatto tutti alla tua età.- ammicca e mi abbraccia per poi andarsene di sopra.

Le mie gambe però, non si muovono e le costringo a compiere dei passi e finalmente riesco ad arrivare di fuori.

Diego è appoggiato alla portiera comodamente e dovreste vederlo: jeans neri e anfibi, camicia bianca con i primi bottoni aperti e una giacca nera. Lui è... splendido.

Mi osserva a lungo e poi viene verso di me.

-Sei bellissima.- sussurra e mi da un bacio sulla guancia.

-Anche tu non scherzi.- ammicco sorridendo.

Mi fa salire in macchina proprio come al primo appuntamento e sento l'ansia aumentare sempre di più. Devo solo ricordarmi che siamo sempre noi. Che non è cambiato nulla. Sale anche lui e mette in moto. Partiamo, ma rimaniamo in silenzio.

Io accavallo le gambe nervosa e guardo fuori dal finestrino. Le vie scorrono veloci mentre guida, come le persone sulle strade. Le luci della città sono accese e esprimo tutta la loro sicurezza. Il Colosseo come sempre ha il suo fascino con le luci che lo illuminano in tutti i lati.

Le statue son...

La mano di Diego inizia ad accarezzarmi la coscia nuda su e giù, costante e non posso fare a meno di sorridere davanti alla mia immediata risposta. Un dolce calore si fa strada in me, ovunque e mi fa sentire bene come sempre.

Parcheggiamo poco dopo e scendo senza che lui venga ad aprirmi e mi trovo daavnti un bellissimo ristorante che è completamente illuminato da luci calde bellissime. C'è una terrazza esterna e poi si entra dentro da una porta a vetrate come stiamo facendo noi. Dentro è estremamente bello, italiano: i tavoli sono numerosissimi e tre quarti sono pieni di persone che mangiano. I colori sono caldi tipo oro, rosso, nero. Un cameriere ci si avvicina e Diego gli da il nome. Ci accompagna ad un tavolo e ci sediamo comodi.

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