Chiuse a chiave la porta di uno dei bagni e vide la serratura restare aperta, l'uscio cigolò come a volersi prendere gioco di lui.
Aaron sbuffò e provò con le altre, ma nessuna di loro sembrava essere stata toccata da secoli, la ruggine mangiava il ferro scrostato.
«Manutenzione, come no» borbottò fissandosi allo specchio, ripetendo le stesse parole pronunciate da uno degli insegnanti durante l'ultima assemblea.
Difatti aveva annunciato presto una ristrutturazione della scuola, notizia assai falsa visto lo stato di degrado nella quale ancora versava.
Un paio di ragazzi entrarono, tuttavia lo ignorarono e, chiacchierando tra loro, si sedettero al davanzale. L'odore di fumo della sigaretta impregnò ben presto l'aria. Il moro alzò gli occhi al cielo e si sciacquò le mani, osservando l'acqua di un sospetto colore bianco.
Annusò la propria pelle e percepì le note di disinfettante. Stavano forse depurando le tubature?
Sbatté le palpebre allibito. Impensabile attuare una manovra simile senza le dovute segnalazioni, così da impedire ai ragazzi di bere sostanze nocive.
Per fortuna lui non era così sciocco da attaccarsi ai rubinetti, e portava sempre con sé una bottiglia incontaminata custodita in fondo alla borsa. Proveniva direttamente dalle taniche fornite dalla sua famiglia, e suo padre si era raccomandato di avvisarlo per tempo qualcosa fossero quasi finite.
Non avrebbe mai permesso a suo figlio di dissetarsi con le putride acque della città media, o almeno queste erano state le parole pronunciate poco prima di entrare in macchina per accompagnarlo all'appartamento.
Aaron aveva più volte pensato di utilizzarle anche per fare la doccia o lavare i vestiti, tuttavia, stringendo i denti, si era accontentato di quei fluidi perennemente torbidi, aggrappato al pensiero di andarsene presto.
«Vuoi fare un tiro, Baker?»
Si volse a guardare i due vedendoli agitare la sigaretta tra le dita.
Scosse il viso e abbozzò un sorriso. «Apprezzo l'offerta, ma no, grazie» rispose chiudendo il rubinetto.
Il desiderio di uscire da lì premeva forte soprattutto per il fatto di trovarsi da solo con chi non conosceva.
Da che ne aveva memoria, però, era sempre accaduto: l'ansia lo divorava persino con le persone della città natia, costringendolo a ingoiare il mattone dell'agitazione dietro a un'espressione cordiale.
Girò le spalle di fretta e, torcendo il busto, si lasciò scappare un gemito flebile.
Sfiorò le costole proprio nel punto in cui si trovava una spessa benda quadrata sotto la maglia a proteggere il disegno impresso.
Si chiese ancora una volta per quale ragione avesse acconsentito a farsi un tatuaggio; così lo chiamavano da quelle parti.
Trascorreva molto tempo a sollevare la protezione per poi fissare accigliato la porzione di pelle arrossata, il nero spiccava sulla sua pelle quasi diafana e le foglie rilucevano allineate di un verde acceso.
Il problema era il non fidarsi affatto di quel lavoro, sebbene Aubrey gli avesse più volte giurato di essere sempre sopravvissuto e che il rossore era dovuto alla reazione di dolore del corpo.
Storse la bocca com'era solito fare quando qualcosa non gli andava a genio e proseguì il percorso fino a tornare nei corridoi.
E se gli fosse venuta un'infezione? Se avesse preso la febbre fino a rimetterci la vita?
Quelli erano solo due degli scenari pensati dalla sua testa, da quella mente malata che non faceva altro se non proiettarlo su un tavolo bianco con i suoi cari a piangere tutt'attorno.
-A piangere, che sciocchezza-, pensò.
Di certo sua madre avrebbe avuto da ridire per il modo in cui era morto e suo padre lamentato dei soldi spesi per il funerale, mentre le sorelle si sarebbero fatte una bella risata, felici di poter finalmente prendere possesso della sua stanza.
Scosse il capo e tornò al proprio banco, la borsa ben stretta sulle gambe e la schiena incollata allo schienale.
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Schiavo del Mio amore Malato
General FictionQuando qualcosa si rompe, il più delle volte è impossibile riportarlo alla sua forma originale senza intravedere ancora le sottili crepe della colla, una scalfittura nel materiale, un alone di troppo. Aaron Baker lo sa bene, costretto a lasciare gli...
