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-Impensabile e incredibile.-

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Timothy scosse la testa e fece su e giù con la gamba.
Si portò un dito alla bocca e mordicchiò un paio di pellicine sul bordo, strappandole con rabbia.
Troppi cambiamenti infranti contro di lui nel giro di qualche minuto.

Lui un genitore? Possibile?

«Merda» sbraitò e passò la mano nei suoi capelli biondi, chinò la testa e rimase fermo in quella posizione.

Un figlio.
Diventare amico del ricco della scuola, ovvero il padrino del suo futuro bambino.

Impensabile.

Il profumo di rosa arrivò prima della presenza della sua fidanzata, l'espressione accigliata e il labbro inferiore incastrato tra i denti.

«Tim?» sussurrò impaurita, compì un giro completo con lo sguardo e tornò su di lui.
Timothy sospirò e rilasciò la presa sul proprio capo.

-Stavo per suicidarmi.-

Una frase marchiata sulla sua pelle come una pressa crudele, si sentiva sprofondare nella disperazione ogni qualvolta tornava a galla.
Quale assicurazione dava una persona del genere, se alla prima difficoltà cercava di spegnere tutto, dire addio e scomparire nel nulla?

Non ne dava.

Keìra aveva inferto un fendente al loro rapporto, tranciando il filo con un colpo da maestra.

«Sei deluso» commentò lei vedendolo sospirare.

«Deluso, incazzato, triste. Non so, sto ancora giocando a dadi con i miei sentimenti alla ricerca del vincitore» rispose alzandosi in piedi, la sedia di ferro strusciò sul pavimento già solcato.

Aveva portato la ragazza a casa sua e di suo nonno, l'unico parente rimasto in vita dopo l'incendio alla fabbrica, diciassette anni prima. Non aveva conosciuto i propri genitori, eppure non li piangeva.

Come si poteva provare dolore dalla scomparsa di due sconosciuti?

«Vado a vedere come sta Owen» disse passandole accanto, una sola richiesta debole sulla sua mano non bastò ad arrestare la camminata forzata.

Si affacciò nella stanza adiacente e sorrise, avvicinandosi al letto. «Ehi, guerriero, come stai?» chiese al nonno vedendolo rispondere con un'occhiata mesta. Era da poco caduto slogandosi la caviglia, costretto a letto per un mese.

«Il guerriero sconfitto da un capogiro. Senza lavoro non andiamo da nessuna parte» borbottò l'uomo schiarendosi la gola roca.

«En, capita a tutti di diventare anziani, cosa ci vuoi fare?» lo prese in giro chiamandolo con il suo soprannome più odiato.

Per Timothy non c'era così tanta differenza che lui lavorasse o meno. Dall'età di dodici anni era entrato a far parte della catena di montaggio per compensare la mancanza dei suoi genitori.
In quel luogo ogni cosa girava attorno alla retribuzione. Mancava un elemento? Andava sostituito anche a costo di sfruttare la forza di un ragazzino.
Si sedette sul bordo e mantenne la schiena dritta, i palmi sulle cosce e la dita contro la stoffa.
Non ci fu neppure bisogno di domande per farlo parlare.

«Keìra è incinta» rivelò guardando il nonno negli occhi dove non trovò sorpresa, ma solo una buona dose di diffidenza.

«Vuole incastrarti?» chiese Owen con una smorfia, estrasse una sigaretta dal pacchetto e l'accese, il fumo impregnò la piccola stanza in pochi secondi.
Il ragazzo sospirò e tornò ad attaccare la pelle delle dita, poteva vedere il rosso del sangue nelle croste già presenti.

«Ha cercato di ammazzarsi proprio per questa ragione» spiegò e Owen annuì, adesso più comprensivo e un pelo sollevato.

«Sa che non sei un tipo serio» commentò e il nipote sgranò le palpebre.

Schiavo del Mio amore MalatoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora